Gli utenti di pornografia online sono stati a lungo gli obiettivi dei malware, e quelli che utilizzano dispositivi Android non fanno eccezione. Kaspersky Lab ha rilevato un componente nascosto della campagna malware che ad aprile di quest’anno ha introdotto Koler “police”, il ransomware mobile per i dispositivi Android. Questo componente include un ransomware basato su browser e un kit di exploit. Dal 23 luglio la componente mobile della campagna è stata interrotta perchè il server di comando e controllo ha iniziato ad inviare comandi di 'Unistall' alle vittime eliminando l'applicazione malware.
Per proteggersi dalle minacce è utile informarsi sui rischi che si corrono e possedere nozioni di base sulle misure d'adottare.
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Ransomware Koler police prende di mira PC oltre che device Android
Gli utenti di pornografia online sono stati a lungo gli obiettivi dei malware, e quelli che utilizzano dispositivi Android non fanno eccezione. Kaspersky Lab ha rilevato un componente nascosto della campagna malware che ad aprile di quest’anno ha introdotto Koler “police”, il ransomware mobile per i dispositivi Android. Questo componente include un ransomware basato su browser e un kit di exploit. Dal 23 luglio la componente mobile della campagna è stata interrotta perchè il server di comando e controllo ha iniziato ad inviare comandi di 'Unistall' alle vittime eliminando l'applicazione malware.
Falso: [scioccante!]le foto di sarah scazzi al suo ritrovamento!!
La notizia del ritrovamento della povera salma di Sarah Scazzi, la ragazzina 15enne uccisa dallo zio Michele Misseri reo confesso, ha sconvolto tutta l'opinione pubblica, colpendo in profondità le famiglie dell'Italia intera. E l'imbecillità pubblicitaria ed il marketing selvaggio di basso livello non hanno limiti e confini. Ci siamo imbattuti in questi anni in tantissimi gruppi e pagine bufala, ma è la prima volta che una pagina falsa sfrutta una storia così attuale e particolarmente delicata. Stiamo parlando della pagina bufala ''[scioccante!]le foto di sarah scazzi al suo ritrovamento!!'', che promette a suo dire di mostrare le foto del ritrovamento di Sarah, il cui cadavere è stato recuperato a 42 giorni dalla scomparsa in un covo interrato pieno d'acqua nelle campagne vicino Avetrana (Taranto).
Sulla pagina, nell'aspetto simile al sito di Facebook, troviamo le solite istruzioni per autopromuoversi ed aumentare il numero di iscritti alla pagina stessa:
"Segui i semplici passi per vedere le foto!!
PASSO 1 Clicca sul pulsante Mi Piace qua sotto
PASSO 2 Clicca sul pulsante Condividi qua sotto e condividi per continuare"
Facciamo presente che coloro i quali hanno cliccato sul "Mi piace" non installano alcun tipo di malware sul proprio pc, ma hanno semplicemente contribuito ad aumentare il numero degli iscritti alla pagina (in questo caso viene sponsorizzato un sito internet). Infatti se cercherete la pagina nelle vostre preferenze, non troverete la pagina falsa bensì quella ufficiale del sito, che in questo modo cerca di incrementare gli iscritti alla pagina stessa. Se siede caduti nel meschino tranello, dopo esservi rimossi dall'iscrizione alla pagina, non dimenticate di rimuovere il post che avevate condiviso sulla vostra bacheca.
Naturalmente, dopo aver eseguito la procedura descritta non visualizzerete alcuna foto scioccante. Come in tutti questi ed in altri casi in giro su Facebook e per il web, la pagina sfrutta la curiosità morbosa della gente. E' storia recente la comparsa su Facebook di una una foto di una ragazzina bionda su un tavolo di obitorio, che presumibilmente ritraeva il cadavere di Sarah. La foto è stata pubblicata su un profilo pubblico visibile a tutti a nome di tale “Sarino Scazzi”. La foto è stata rimossa dal social network nel giro di un’ora grazie ai carabinieri che hanno ricevuto la segnalazione. La notizia è stata riportata dalla «Gazzetta del Mezzogiorno». La foto sembrava fosse stata scattata effettivamente all’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata dove Sarah Scazzi era stata trasportata per le indagini autoptiche. Gli inquirenti, con la collaborazione della polizia postale e i responsabili del social network, cercheranno di risalire a chi ha messo sul web, visibile a tutti, una foto che sembrava proprio quella del cadavere di Sarah.
Si fingeva 15enne per adescare ragazzini su Facebook e diffondeva materiale pedopornografico, arrestato
Spacciandosi per una ragazzina, Noemi Fanny, si era creato un profilo su Facebook dal quale divulgava materiale pedopornografico utilizzando, oltre al popolare social network, anche il software Emule, che consente lo scambio di foto e filmati a distanza. Scoperto dagli investigatori dell'Arma, Massimiliano Cuccu, 43 anni, celibe, di Guspini, è stato arrestato ieri mattina in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice delle indagini preliminari di Cagliari Simone Nespoli. Il provvedimento di custodia cautelare è stato sollecitato dal pubblico ministero Giangiacomo Pilia al termine di una lunga inchiesta iniziata nel giugno 2009 con la segnalazione presentata alla caserma di Guspini dai familiari di un ragazzino - che frequenta le scuole medie - al quale Massimiliano Cuccu aveva fatto diversi regali. Tra questi anche un computer portatile all'interno del quale il fratello maggiore dell'adolescente aveva scoperto una cartella con un video hard con bambini di età pre-adolescenziale che facevano sesso. Dopo la segnalazione i carabinieri della stazione guspinese, coadiuvati dai colleghi del nucleo operativo della compagnia di Villacidro, hanno avviato le indagini. Dal giugno 2009 al marzo 2010 hanno effettuato diverse perquisizioni nell'abitazione dell'uomo dove hanno sequestrato migliaia di immagini raffiguranti nudi o scene esplicite di sesso con minori, memorizzati in decine di cd, dvd e hard disk.
L'esame del computer da parte di un consulente tecnico avrebbe evidenziato che il materiale pedopornografico veniva condiviso in Internet con un numero indeterminato di destinatari utilizzando i comuni programmi di file sharing e peer to peer. Nonostante i sequestri subiti negli ultimi mesi, Il Cuccu ha comunque continuato a diffondere il materiale pedopornografico, tant'è che persino ieri mattina, all'atto dell'esecuzione della misura cautelare nella propria abitazione, è stato sorpreso dai carabinieri chattare in internet e scambiare file. Durante le perquisizioni i militari hanno trovato in casa di Cuccu anche una fitta corrispondenza con società, enti o associazioni operanti in varie parti del mondo nell'ambito delle adozioni a distanza (nello Zimbawe, a Milano e in Ecuador). Le indagini hanno accertato che Cuccu deteneva oltre 40.000 file dal contenuto pedopornografico ed aveva sviluppato una rete con quasi 4.000 contatti in internet e mediante l'utilizzazione di quattro fittizie identità maschili e femminili. Cuccu si serviva inoltre di numerosi indirizzi di posta elettronica spacciandosi per una ragazza minorenne e utilizzando il programma di messaggeria istantanea MSN dove dialogava con altri utenti di internet. Massimiliano Cuccu (difeso dall'avvocato Pierluigi Concas) è stato arrestato con l'accusa di detenzione e diffusione su rete telematica di materiale pedo-pornografico. È stato trasferito nel carcere cagliaritano di Buoncammino a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Fonte: http://www.unionesarda.it/
Gruppo choc su Facebook: “Stupriamo i bambini”, identificato l'autore
Aveva formato un gruppo su Facebook incitando alla violenza sui bambini. Adesso il promotore di questa "community" è stato identificato: si tratta di un minorenne. La Procura della Repubblica di Bolzano ha infatti aperto un'indagine, risalendo così all'utenza telefonica utilizzata per la connessione Internet dal giovane che ha aperto il gruppo di discussione, poi chiuso.
Un gruppo su Facebook per incitare alla violenza sui bambini, denominato ”Stupriamo i bambini”, è stato scoperto il 18 agosto scorso dai carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Bolzano. A un paio d'ore dall'attivazione, il gruppo contava già 51 contatti da parte di vari utenti del social network, alcuni favorevoli all'iniziativa, altri critici. Dopo essersi messi in comunicazione con gli uffici della direzione di Facebook, siti a Palo Alto in California, i carabinieri bolzanini hanno ottenuto la chiusura del sito in brevissimo tempo, ma le indagini son proseguite.
Sull’episodio, infatti, è stata avviata un’indagine dalla procura della Repubblica di Bolzano che ha permesso di risalire all’utenza telefonica utilizzata per la connessione ad internet da chi ha aperto il gruppo di discussione. Nei giorni scorsi, carabinieri del reparto operativo di Bolzano e del Gruppo di Monreale, in provincia di Palermo, sulla base di un ordine del pm Axel Bisignano della procura altoatesina, hanno effettuato un perquisizione, identificando un minorenne come l’autore del gruppo e sequestrandogli il computer. Al momento non è noto il movente del giovane, ma altri accertamenti sono in corso sul materiale sequestrato.
Via: http://www.tgcom.mediaset.it/
Un gruppo su Facebook per incitare alla violenza sui bambini, denominato ”Stupriamo i bambini”, è stato scoperto il 18 agosto scorso dai carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Bolzano. A un paio d'ore dall'attivazione, il gruppo contava già 51 contatti da parte di vari utenti del social network, alcuni favorevoli all'iniziativa, altri critici. Dopo essersi messi in comunicazione con gli uffici della direzione di Facebook, siti a Palo Alto in California, i carabinieri bolzanini hanno ottenuto la chiusura del sito in brevissimo tempo, ma le indagini son proseguite.
Sull’episodio, infatti, è stata avviata un’indagine dalla procura della Repubblica di Bolzano che ha permesso di risalire all’utenza telefonica utilizzata per la connessione ad internet da chi ha aperto il gruppo di discussione. Nei giorni scorsi, carabinieri del reparto operativo di Bolzano e del Gruppo di Monreale, in provincia di Palermo, sulla base di un ordine del pm Axel Bisignano della procura altoatesina, hanno effettuato un perquisizione, identificando un minorenne come l’autore del gruppo e sequestrandogli il computer. Al momento non è noto il movente del giovane, ma altri accertamenti sono in corso sul materiale sequestrato.
Via: http://www.tgcom.mediaset.it/
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