Percepiamo come pericoloso il furto delle nostre informazioni personali, riteniamo che il rischio maggiore di queste sottrazioni sia online, ma continuiamo a proteggerci in modo elementare e a volte contraddittorio. Il 67 percento di noi, ad esempio, non cambia le proprie password di frequente. Soprattutto, siamo poco consapevoli della dimensione del patrimonio dei nostri dati personali.
Per proteggersi dalle minacce è utile informarsi sui rischi che si corrono e possedere nozioni di base sulle misure d'adottare.
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Security: italiani si tutelano male, 67% non cambia spesso password
Furti d'identità: i più esposti sono i giovani navigatori della Rete
I giovani saranno anche esperti conoscitori della rete, ma sta di fatto che l'identikit dell'italiano più esposto al furto di identità in Rete è proprio quello di giovani, residente nell'Italia nord occidentale, con un'età compresa tra i 25 e i 30 anni. Con l'evoluzione digitale, si sta assistendo ad una crescita del fenomeno del furto d'identità, inteso come appropriazione indebita di informazioni personali di un soggetto con lo scopo di commettere in suo nome atti illeciti a fini di guadagno personale. Secondo una ricerca realizzata da Cpp Italia, divisione della multinazionale inglese specializzata nella tutela delle carte di credito e dei documenti personali, in collaborazione con Unicri, è a rischio la sicurezza dei dati sensibili non solo di quanti vanno su Internet regolarmente (circa 55%) ma anche coloro che non ci vanno mai (34%). Le aree geografiche più esposte sono soprattutto il Nordovest e il Centro e in misura inferiore il Nordest e il Sud con le Isole. Proseguendo la lettura dei risultati della ricerca di Cpp si evince anche che i più attenti navigatori sono i cittadini con un età compresa tra i 31 e i 40 anni, perchè più smaliziati rispetto ai possibili pericoli del Web.
La minore padronanza di Internet, forse perchè acquisita in età adulta, mette a rischio anche la fascia dei 41-50enni. «La nostra ricerca - spiega Walter Bruschi, amministratore delegato di Cpp Italia - ha rilevato una serie di comportamenti potenzialmente pericolosi, che tutti poniamo in essere ogni giorno. L'82,5%, degli intervistati, ad esempio, rilascia online il proprio nome e cognome. Il 59% mette anche la data di nascita, il 48% anche il proprio indirizzo e il 33% anche il proprio numero di cellulare. Anche se pochi rilasciano tranquillamente il numero della propria carta di credito o il codice Pin». «Tutti questi comportamenti - aggiunge Bruschi - non sono pericolosi in assoluto. A fare la differenza sono i siti Internet sui cui vengono rilasciati i dati. Ad esempio, una nostra intervistata ha raccontato di aver acquistato un'auto online per il proprio figlio. Una volta inviata la foto del vaglia postale, i truffatori hanno immediatamente intascato la somma di 2.500 euro e sono entrati in possesso dei dati personali della famiglia riportati nel vaglia stesso».
«Il consiglio - spiega il manager di Cpp - è quindi sempre quello di prestare attenzione all'attendibilità di chi ci richiede le informazioni e soprattutto di non accedere mai a un sito Internet cliccando su un link presente in una e-mail ricevuta, ma digitare sempre personalmente l'indirizzo: quel link, infatti, potrebbe riportare a un sito «falso» ma con tutte le caratteristiche grafiche di quello originale. Immettendoci i nostri dati, li consegneremmo nelle mani dei truffatori». È preferibile dunque, «non inserire troppi dati personali quando ci si iscrive a un social network e soprattutto meglio utilizzare password differenti per i vari accessi a siti o servizi Internet». Un ultimo aspetto che merita di essere esaminato è quello delle difese adottate in Internet. Il 92% degli intervistati da Cpp Italia utilizza un antivirus, l'84% cancella le e-mail di sconosciuti, mentre solo il 57% utilizza password differenziate. Una quota di intervistati, compresa tra il 50% e il 54%, utilizza firewall e antispyware o cancella la cronologia del browser e i suoi cookies.
Analizzando lo stato psicologico di chi subisce una frode, Cpp ha rilevato che forte è il sentimento di rabbia, frustrazione e impotenza con risvolti di depressione specie nelle donne. Fra quanti non sono stati vittime di furto di identità, molti hanno dichiarato che sarebbero colti dal panico per le tante cose da fare contemporaneamente e perchè non hanno le idee chiare su tutti i passi da seguire per risolvere il problema. «Molti - conclude Bruschi - non sanno con precisione a chi rivolgersi, oltre che alle forze dell'ordine, e tanti auspicano un maggiore livello di informazioni da parte dei media». Obiettivo di Cpp Identity Protection è soprattutto prevenire il furto dell'identità, mettendo a disposizione del cliente un numero verde che lo guiderà nell'affrontare eventuali chiarimenti e/o dubbi. Nel caso in cui comunque il furto d'identità avvenga, il cliente avrà un'assistenza legale specializzata che lo aiuterà a ripristinare la sua identità nel minor tempo possibile. La polizza inoltre coprirà le spese per il rifacimento dei documenti, per eventuali giorni di lavoro persi e le spese legali necessarie per ripristinare la situazione.
Via: La Stampa
Update di sicurezza per Firefox 3.6.9 e 3.5.12
Mozilla ha rilasciato un nuovo aggiornamento per Firefox che arriva così alla versione 3.6.9. Il nuovo update introduce il supporto all'header HTTP di risposta X-Frame-Options. Già supportata in Internet Explorer, Chrome, Safari ed Opera, mancava all'appello solamente Firefox. Si tratta di una misura di sicurezza che mira a ridurre l'impatto di eventuali attacchi di tipo "clickjacking", impedendo l'integrazione dei propri contenuti in altri siti. Il clickjacking è quella particolare tecnica sfruttando la quale un aggressore, durante la normale "navigazione" all'interno di una pagina web, mira a reindirizzare i clic dell'utente verso un altro oggetto (di tipo IFRAME), diverso dall’elemento sul quale abbiamo portato il puntatore del mouse. La direttiva speciale X-Frame-Options consente proprio di evitare questi rischi: chi sviluppa un sito web può utilizzarla, inserendola nell’intestazione http di risposta che viene inviata a tutti i client collegati, per stabilire se la pagina possa essere posta in un frame; se la direttiva X-Frame-Options viene impostata su “Deny”, la pagina web non potrà mai essere inserita in un IFRAME, invece se impostata su “Sameorigin”, il contenuto della pagina non sarà visualizzato se la richiesta di inserimento in un iframe proviene da un sito differente. Se si vuol effettuare un test, si provi a visitare questa pagina da una versione precedente di Firefox quindi da Firefox 3.6.9: nel caso della più recente versione del browser di Mozilla, il contenuto degli iframe non sarà visualizzato.
L'aggiornamento a Firefox 3.6.9, che risolve anche 14 problematiche di sicurezza e corregge diversi problemi legati alla stabilità dell'applicazione, dovrebbe essere suggerito automaticamente dallo stesso browser, ma può essere richiesto selezionando l'opzione "Controlla gli aggiornamenti" del menu "Aiuto" o attraverso Mozilla Europe e Mozilla Italia. Un update di sicurezza è stato reso disponibile anche per la versione 3.5.x del browser che giunge ora alla versione 3.5.12. Mozilla Firefox 3.6.9 è la più nota tra le alternative ad Internet Explorer. Una gestione completa dei bookmarks, con la possibilità di importare i preferiti e le impostazioni da Internet Explorer, la gestione dei Feed RSS e tanto altro ancora, fanno di Firefox il più personalizzabile tra tutti i software in circolazione, anche e soprattutto grazie alla vastissima community che gira attorno a questo progetto e che rilascia giornalmente decine di estensioni e plugin. Viene confermata la presenza di una barra degli indirizzi ridisegnata, rispetto alle prime versioni, che rende più semplice, per l'utente, effettuare ricerche tra gli URL ed i titoli delle pagine web precedentemente visitate. Ereditato dalle precedenti release il meccanismo antimalware che ha come obiettivo quello di avvertire gli utenti prima che possano accedere ad un sito maligno. Con la terza versione di Firefox è stata portata al debutto la funzionalità "Places": essa combina l'utilizzo dei bookmark con la cronologia della "navigazione". Il concetto è quello di effettuare ricerche rapide sui siti visitati. La nuova versione di Firefox, infine, si apre al supporto per le fonti di carattere WOFF (Web Open Font Format) ed a nuove tecnologie legate ad HTML5, DOM ed ai fogli di stile.
Via: http://www.ilsoftware.it/
Il kit fai da te per rubare le credenziali di accesso all'account Facebook
I ricercatori di sicurezza di Malware Blog hanno identificato un nuovo kit fai-da-te progettato per creare dei trojan personalizzati che rubano i dati di login di Facebook, le password memorizzate all'interno dei browser e anche le credenziali VPN. Il kit si chiama "Facebook Hacker" e secondo i ricercatori di sicurezza di BitDefender, è "estremamente facile da configurare, come qualunque strumento fai da te per effettuare un hack".
È un programma piuttosto intuitivo da usare, secondo quanto riferiscono gli esperti di sicurezza che l'hanno scovato e provato, perché basta inserire i dati dell'indirizzo di posta elettronica a cui spedire i dati rubati per generare un file eseguibile (. Exe) da spedire all'ignara vittima. È sufficiente poi un clic sul file per raccogliere i dati di login di Facebook o della porta, o altre credenziali memorizzate nel browser, e ritrovarseli comodamente nella propria casella di posta elettronica.
Il kit è intuitivo, quindi estremamente facile da configurare, come qualsiasi strumento hack fai da te. Ci sono solo due campi che si devono compilare: una usa e getta e-mail e una password che alla fine costituiscono il luogo in cui le informazioni rubate verranno recapitate.
Dopo aver cliccato sul pulsante "build", un file server.exe viene creato e depositato nella cartella di Facebook Hacker insieme alle immagini iniziali. Server.exe è il file da inviare alle vittime destinatarie.
Una volta eseguito, il tool maligno strappa alla vittima le credenziali dell'account di Facebook, insieme con tutti i nomi utente e password salvati incautamente nel browser. Sì, perché facebook Hacker ha come obiettivo anche il browser Internet e i client di messaggistica istantanea per raccogliere l'intera lista "memorizzata" e i dati di identificazione.
Al fine di raccogliere con successo le password, il codice binario maligno include applicazioni in grado di comprimere dati fuori dei browser più diffusi sul mercato, così come di quasi tutti i client di messaggistica istantanea disponibile. Per aggiungere la beffa al danno, la domanda enumera anche tutte dialup / le voci VPN sul computer e visualizza i loro dati di accesso: Nome Utente, Password e Dominio. Per evitare il rilevamento, il facebook Hacker cercherà anche tutti i processi relativi alle suite di sicurezza e li blocca per evitarne la rilevazione.
In foto il TCP dump dei dati inviati dall'applicazione. Dal momento che il server SMTP utilizza la crittografia TLS, i dati del traffico non rivelano molto di ciò che sta succedendo. Come si può vedere, l'autore ha preso molto tempo a pensare ai vari elementi che potrebbero interferire con l'operation smooth di questo tool, eliminandoli uno ad uno.
In foto troviamo le credenziali rubate dell'account prova e inviate all'indirizzo specificato. Anche se il programma viene propagandato come uno strumento di hacking Facebook, il trojan è in grado di rubare molto di più che i soli dati di accesso per il sito di social network. BitDefender identifica questa minaccia come Trojan.Generic.3576478. Al fine di mantenere la sicurezza, assicurarsi che sia in esecuzione un programma antivirus aggiornato di frequente.
Gli esperti consigliano quindi, come fanno ormai da sempre, di fare molta attenzione agli allegati ricevuti tramite posta elettronica o IM e, in caso di dubbio, evitare di aprirli o far una scansione preventiva. Gli antivirus stanno comunque rilasciando aggiornamenti per arginare il problema causato da questo malware. È consigliabile anche disattivare la memorizzazione di login e password nel browser e di cambiare spesso password per evitare spiacevoli conseguenze.
Geotagging: attenzione alle foto 'targate' pubblicate su Internet
La funzionalità di geotagging connessa alle fotocamere digitali dei cellulari Gps permette di individuare data, ora e collocazione geografica degli scatti pubblicati online. Dando informazioni che magari non si vorrebbe mai fossero diffuse. Infatti, ogni qual volta si scatta una foto con una camera digitale viene creato un file che, oltre all'immagine, contiene numerosi dati: dal modello di fotocamera utilizzata alla data e all'ora in cui è stata scattata l'immagine. L'insidia però nasce nel momento in cui viene pubblicata online una foto scattata con un cellulare dotato di Gps perché registra automaticamente anche il cosiddetto "geotag" ("l'etichetta geografica"), ossia la latitudine e la longitudine dell'esatto punto di ripresa. Per decodificarlo e visualizzarlo su una mappa di Google, basta usare dei plug-in scaricabili gratuitamente come Exif Viewer per chi usa Firefox e Opanda IExif per gli utenti di Internet Explorer o dei programmi per organizzare e modificare fotografie digitali come Picasa.
Se Facebook non sempre mantiene i geotag delle foto e Flikr sta cercando di dare ai propri iscritti la possibilità di disattivarli o meno, pubblicare foto su altri social network come Twitter, siti di photosharing o blog può invece mettere a disposizione di un vastissimo pubblico di lettori, stalker e ladri inclusi, informazioni che sarebbe preferibile mantenere riservate. "Combinando geotag e testi, si può facilmente scoprire dove la gente viva, che tipo di cose tenga in casa e anche quando sta andando via", avverte Robin Sommer, ricercatore dell'International Computer Science Institute di Berkeley, California. Insieme a Gerard Friedland, coatore di uno studio "Sulle implicazioni del geotagging nella privacy", ha presentato all'annuale congresso Usenix un programma, a scopo dimostrativo, capace di localizzare gli autori dei video girati nei pressi dell'università californiana e pubblicati su YouTube.
E a proposito di 'localizzazione', un gruppo di sviluppatori olandesi ha messo in rete un sito che dà un'idea concretissima di quali rischi si corrano a pubblicare troppe notizie personali in giro per internet. Si chiama "Please Rob Me" ("Prego, derubami") e non fa altro che prendere informazioni liberamente accessibili a chiunque su Twitter. Poi le rielabora, fino a generare in tempo reale una lista di persone che si sono allontanate da casa, lasciando via libera ai potenziali intrusi. "Prima ci ingegnamo a lasciare le luci accese quando andiamo in vacanza, e poi comunichiamo a tutti su internet quando non siamo in casa", spiegano gli autori del sito. "Il nostro intento non è che le persone vengano svaligiate, ma che siano consapevoli di cosa fanno quando usano servizi come FourSquare, Brightkite, Google Buzz, e così via".
Fonte: http://www.repubblica.it/tecnologia/
Tags: Geotagging, Privacy, Siti Web, Sicurezza
Se Facebook non sempre mantiene i geotag delle foto e Flikr sta cercando di dare ai propri iscritti la possibilità di disattivarli o meno, pubblicare foto su altri social network come Twitter, siti di photosharing o blog può invece mettere a disposizione di un vastissimo pubblico di lettori, stalker e ladri inclusi, informazioni che sarebbe preferibile mantenere riservate. "Combinando geotag e testi, si può facilmente scoprire dove la gente viva, che tipo di cose tenga in casa e anche quando sta andando via", avverte Robin Sommer, ricercatore dell'International Computer Science Institute di Berkeley, California. Insieme a Gerard Friedland, coatore di uno studio "Sulle implicazioni del geotagging nella privacy", ha presentato all'annuale congresso Usenix un programma, a scopo dimostrativo, capace di localizzare gli autori dei video girati nei pressi dell'università californiana e pubblicati su YouTube.
E a proposito di 'localizzazione', un gruppo di sviluppatori olandesi ha messo in rete un sito che dà un'idea concretissima di quali rischi si corrano a pubblicare troppe notizie personali in giro per internet. Si chiama "Please Rob Me" ("Prego, derubami") e non fa altro che prendere informazioni liberamente accessibili a chiunque su Twitter. Poi le rielabora, fino a generare in tempo reale una lista di persone che si sono allontanate da casa, lasciando via libera ai potenziali intrusi. "Prima ci ingegnamo a lasciare le luci accese quando andiamo in vacanza, e poi comunichiamo a tutti su internet quando non siamo in casa", spiegano gli autori del sito. "Il nostro intento non è che le persone vengano svaligiate, ma che siano consapevoli di cosa fanno quando usano servizi come FourSquare, Brightkite, Google Buzz, e così via".
Fonte: http://www.repubblica.it/tecnologia/
Tags: Geotagging, Privacy, Siti Web, Sicurezza
WPA2, vulnerabile e senza rimedio: scoperta la falla 196
Le reti wireless criptate sono a rischio: alcuni router possono essere violati in circa 60 secondi. Due ricercatori della Hiroshima University e Kobe University, dopo aver analizzato le basi teoriche di un alert circolato lo scorso autunno, sono riusciti ad individuare "in pratica" il metodo per craccare facilmente i sistemi di criptazione degli accessi Wi-Fi (WPA). Il bug è stato scoperto da Md Sohail Ahmad, technology manager della AirTight Networks, il quale ha denominato il tutto "Hole 196" prendendo come riferimento numerico la pagina delle specifiche IEEE 802.11 standard in cui il bug è contrassegnato.
Le maxi-password sono controproducenti, la chiave giusta è quella 'originale'
La maggior parte degli utenti usa combinazioni molto popolari. E i pirati informatici ne approfittano. Sceglierne una complicata rischia di essere controproducente. L'idea di due ricercatori Microsoft: "I servizi web bandiscano quelle molto comuni". "Una password sicura non deve essere necessariamente lunga e complicata". A dirlo sono due ricercatori del colosso informatico Microsoft, Stuart Schechter e Cormac Herley, che hanno realizzato uno studio specifico assieme a Michael Mitzenmacher della Harvard University.
La loro ricerca è partita da una considerazione secondo cui, su base mondiale, centinaia di migliaia di persone finiscono per scegliere le stesse password. La conferma di ciò che si è sempre supposto si è avuta dal Social Media "Rock you" che, nel 2009, a causa di una falla nei sistemi informatici, ha reso pubbliche 32 milioni di credenziali di suoi iscritti. Da una loro analisi statistica si è visto come esistano vere e proprie password "popolari", ovvero identiche combinazioni di caratteri scelte da un ampio numero di utenti. Il problema, a questo punto, è che i pirati informatici conoscono perfettamente queste password e le sfruttano per i loro attacchi a migliaia di diversi account web. Dal momento che queste password sono molto popolari, è statisticamente molto probabile che prima o poi l'attacco vada a buon fine.
L'ideale sarebbe quindi scegliere password non popolari. Per crearle esistono diversi programmi che le generano a partire da numeri casuali o da informazioni relative all'utente quali il nome o il suo indirizzo IP. Per renderle robuste si utilizzano criteri come la lunghezza, di almeno 8 caratteri (meglio se 14), la presenza di cifre, caratteri speciali e le maiuscole. Tuttavia queste password, anche se decisamente più sicure, sono troppo lunghe e nel tempo diventano difficili da ricordare, soprattutto per via dell'alto numero di chiavi associate a email, social network, conto online e chat. Insomma, se sono complicate alla lunga lo sono anche per noi. Questa difficoltà, secondo i ricercatori americani, potrebbe essere superata se si convincessero gli internauti a scegliere password più "originali".
Fonte: La Repubblica
Tags: Password, Sicurezza, Brute Force, Research, Microsoft
La loro ricerca è partita da una considerazione secondo cui, su base mondiale, centinaia di migliaia di persone finiscono per scegliere le stesse password. La conferma di ciò che si è sempre supposto si è avuta dal Social Media "Rock you" che, nel 2009, a causa di una falla nei sistemi informatici, ha reso pubbliche 32 milioni di credenziali di suoi iscritti. Da una loro analisi statistica si è visto come esistano vere e proprie password "popolari", ovvero identiche combinazioni di caratteri scelte da un ampio numero di utenti. Il problema, a questo punto, è che i pirati informatici conoscono perfettamente queste password e le sfruttano per i loro attacchi a migliaia di diversi account web. Dal momento che queste password sono molto popolari, è statisticamente molto probabile che prima o poi l'attacco vada a buon fine.
L'ideale sarebbe quindi scegliere password non popolari. Per crearle esistono diversi programmi che le generano a partire da numeri casuali o da informazioni relative all'utente quali il nome o il suo indirizzo IP. Per renderle robuste si utilizzano criteri come la lunghezza, di almeno 8 caratteri (meglio se 14), la presenza di cifre, caratteri speciali e le maiuscole. Tuttavia queste password, anche se decisamente più sicure, sono troppo lunghe e nel tempo diventano difficili da ricordare, soprattutto per via dell'alto numero di chiavi associate a email, social network, conto online e chat. Insomma, se sono complicate alla lunga lo sono anche per noi. Questa difficoltà, secondo i ricercatori americani, potrebbe essere superata se si convincessero gli internauti a scegliere password più "originali".
Il concetto base è che non è tanto importante che la password sia lunga e complicata quanto che sia poco utilizzata sul web. Ecco il punto. Combinazioni di questo tipo consentirebbero infatti di porre gli utenti al riparo da attacchi di pirati informatici che adoperano le cosidette "password popolari". Inoltre gran parte degli account internet bloccano l'accesso all'area personale se la combinazione di accesso errate viene digitata più volte e in successione. In questo modo vengono scongiurati i rischi di quello che si chiama un attacco di "forza bruta", ovvero tentativi di accesso effettuati da programmi che generano automaticamente coppie di username e password e li provano in sequenza. Fino a individuare quella giusta.
I ricercatori spiegano la loro soluzione: creare, in collaborazione con i maggiori fornitori mondiali di servizi internet come Yahoo!, eBay e Google, un database in cui vengono memorizzate tutte le password "poco popolari". Quando una di queste diventa '"troppo popolare", ovvero quando il numero di utenti che la utilizza supera una certa soglia, essa non dovrebbe essere più disponibile e selezionabile per la creazione di nuovi account. I due ricercatori hanno tenuto a sottolineare come la loro sia al momento solo una proposta con lo scopo di stimolare discussione tra chi lavora alla sicurezza informatica anche se al momento non ci sono piani su un eventuale utilizzo da parte di Microsoft.
Fonte: La Repubblica
Tags: Password, Sicurezza, Brute Force, Research, Microsoft
Norton: attenzione ai download di software gratuiti, non sono sempre sicuri
Il software gratuito, noto con il termine "freeware", sta diventando sempre più diffuso tra computer e dispositivi mobili perché è facilmente accessibile in Internet. Tuttavia, la scelta di utilizzare software gratuito presenta anche un rovescio della medaglia. Nel caso del freeware si può dire che vale il vecchio detto "ricevi ciò per cui hai pagato". Un programma gratuito scaricatoi da Internet può contenere codice nocivo che potrebbe assumere il controllo del vostro computer oppure compromettere i vostri dati personali ed esporvi a possibile furto di identità. Attualmente alcuni freeware sono noti anche con il nome di widget.
Per quanto riguarda la sicurezza alcuni freeware sono sicuri, altri no. Spesso dipende dalla fonte. Nel freeware mancano alcune delle funzionalità standard che siamo abituati a trovare nel software: supporto tecnico, bug fix, patch scaricabili e definizioni dei virus, solo per citarne alcune. Gli utenti esperti possono essere in grado di comprendere e valutare i rischi associati all'utilizzo di freeware, ma quelli alle prime armi preferiscono evitare di esporsi a pericoli potenziali per i loro computer, file e informazioni personali. Le stesse aziende presso cui acquistate il software spesso offrono anche freeware.
Talvolta l'omaggio arriva sotto forma di un abbonamento di prova per consentirvi di testare un prodotto prima dell'acquisto. In altri casi, l'omaggio può essere utilizzato per tutto il tempo che vuoi, ma l'azienda è spesso motivata a cercare di vendervi upgrade del prodotto o altri software, e questo può risultare fastidioso. Il software gratuito distribuito dalle aziende molto note è generalmente sicuro, afferma Jeff Godlis, portavoce di i-SAFE, un'organizzazione che promuove la cultura della sicurezza in Internet. "Per utilizzarlo è necessario accettare un contratto di licenza", aggiunge. "Queste aziende hanno in genere un'ottima reputazione".
Il Web è affollato di siti che offrono gratuitamente widget e cosiddetti programmi open source (ovvero software che può essere modificato dagli utenti). Tuttavia, la sicurezza di questi programmi è abbastanza difficile da verificare. Alcune di queste applicazioni a costo zero contengono al loro interno spyware o adware oppure altre forme di codice nocivo, quali ad esempio viruses, worm o i cosiddetti Trojan Horse. Quindi a volte quando scaricate qualche freeware sul vostro computer da Internet, è possibile che nel vostro sistema si introduca anche del malware.
Un risultato può essere la distruzione dei vostri file importanti. Un altro rischio del freeware è un possibile attacco da parte di botnet, programmi nocivi che assumono il controllo del tuo computer in modo che malintenzionati possano sottrarre informazioni personali. Esistono anche programmi gratuiti che affermano di proteggere il vostro computer, i file e le informazioni dalle minacce online. Gli esperti però raccomandano di stare in guardia. "È rischioso utilizzare freeware come software per la sicurezza", avverte Vines. Egli consiglia di fare ricerche sull'azienda e i suoi prodotti prima di procedere al download.
Prima di pensare di scaricare freeware, fate qualche ricerca. Ad esempio, potete cercare in Google il nome del freeware o leggere informazioni su di esso nei forum di discussione. "Molto spesso se è presente qualche forma di software nocivo, confrontando i messaggi in varie posizioni sarà possibile scoprire se si tratta di malware", consiglia Tim Lordan, Executive Director della Internet Education Foundation, un'organizzazione non-profit dedicata all'educazione del pubblico sulle problematiche di Internet. È anche possibile leggere recensioni di programmi freeware sui siti commerciali che testano il software, quali CNET o ZDNet.
Cercate un marchio di garanzia. Scaricate solo da venditori conosciuti che partecipano a programmi di verifica in grado di confermare la legittimità del software. Ad esempio, TRUSTe è una di queste organizzazioni che offre ai venditori un logo del marchio di garanzia dopo che è stato completato un processo di valutazione. Cerca il logo TRUST e per verificare la sicurezza di un sito. Mantenete aggiornati i programmi per la sicurezza. Prima di scaricare qualsiasi cosa, è essenziale che nel computer sia in esecuzione un software antivirus e antispyware, avverte Lordan. Assicuratevi inoltre di scaricare e installare tutte le patch della sicurezza.
"Molti di questi software nocivi sfruttano le versioni precedenti del tuo software. Se è presente un punto debole nel sistema di sicurezza del tuo software, è importante applicare tutte le patch appropriate", spiega Lordan. Fate attenzione al freeware delle reti sociali. Un crescente numero di reti sociali, come MySpace e Facebook, offrono anche applicazioni che potete utilizzare mentre siete connessi a tali siti o scaricandole sul vostro computer. Tuttavia, rimangono tuttora quesiti aperti sulla sicurezza delle applicazioni freeware dei siti di social network perché non è mai possibile verificarli.
In fin dei conti, affidatevi al vostro istinto e al vecchio motto: nessuno dà niente per niente. Quindi, per iniziare cercate di scoprire perché il freeware che desiderate è gratuito. Il creatore vuole venderti qualcosa? Stanno testando la presenza di bug nel software o lo creano per diletto? Oppure il freeware è semplicemente un trucco per indurtvi ad aprire il vostro computer a virus o spyware? Adottate tutte queste precauzioni prima di scaricare, consiglia Lordan. "Proteggiti utilizzando gli strumenti adeguati sul tuo computer nel caso scarichi inavvertitamente qualcosa di sospetto”.
Fonte: http://cybercrimenews.norton.com
Tags: Consigli, Sicurezza, Sicurezza Facebook, Spyware, Virus, Trojan, Botnet, Backdoor, Norton
Per quanto riguarda la sicurezza alcuni freeware sono sicuri, altri no. Spesso dipende dalla fonte. Nel freeware mancano alcune delle funzionalità standard che siamo abituati a trovare nel software: supporto tecnico, bug fix, patch scaricabili e definizioni dei virus, solo per citarne alcune. Gli utenti esperti possono essere in grado di comprendere e valutare i rischi associati all'utilizzo di freeware, ma quelli alle prime armi preferiscono evitare di esporsi a pericoli potenziali per i loro computer, file e informazioni personali. Le stesse aziende presso cui acquistate il software spesso offrono anche freeware.
Talvolta l'omaggio arriva sotto forma di un abbonamento di prova per consentirvi di testare un prodotto prima dell'acquisto. In altri casi, l'omaggio può essere utilizzato per tutto il tempo che vuoi, ma l'azienda è spesso motivata a cercare di vendervi upgrade del prodotto o altri software, e questo può risultare fastidioso. Il software gratuito distribuito dalle aziende molto note è generalmente sicuro, afferma Jeff Godlis, portavoce di i-SAFE, un'organizzazione che promuove la cultura della sicurezza in Internet. "Per utilizzarlo è necessario accettare un contratto di licenza", aggiunge. "Queste aziende hanno in genere un'ottima reputazione".
Cercate un marchio di garanzia. Scaricate solo da venditori conosciuti che partecipano a programmi di verifica in grado di confermare la legittimità del software. Ad esempio, TRUSTe è una di queste organizzazioni che offre ai venditori un logo del marchio di garanzia dopo che è stato completato un processo di valutazione. Cerca il logo TRUST e per verificare la sicurezza di un sito. Mantenete aggiornati i programmi per la sicurezza. Prima di scaricare qualsiasi cosa, è essenziale che nel computer sia in esecuzione un software antivirus e antispyware, avverte Lordan. Assicuratevi inoltre di scaricare e installare tutte le patch della sicurezza.
In fin dei conti, affidatevi al vostro istinto e al vecchio motto: nessuno dà niente per niente. Quindi, per iniziare cercate di scoprire perché il freeware che desiderate è gratuito. Il creatore vuole venderti qualcosa? Stanno testando la presenza di bug nel software o lo creano per diletto? Oppure il freeware è semplicemente un trucco per indurtvi ad aprire il vostro computer a virus o spyware? Adottate tutte queste precauzioni prima di scaricare, consiglia Lordan. "Proteggiti utilizzando gli strumenti adeguati sul tuo computer nel caso scarichi inavvertitamente qualcosa di sospetto”.
Fonte: http://cybercrimenews.norton.com
Adobe Reader bloccherà gli attacchi con Sandbox che isolerà parti attive
Sembra che finalmente Adobe si sia messa di impegno per risolvere, o quanto meno arginare, i continui problemi di sicurezza che rendono il suo Reader uno dei bersagli preferiti dai malintenzionati. Le prossime versioni di Adobe Reader saranno dotate di una sandbox in grado di isolare le parti “attive” dei documenti aperti dal diffuso lettore PDF.
“Perfect Citizen”: il nuovo progetto Usa contro i cyber-attacchi
Un nuovo progetto per proteggere le infrastrutture pubbliche e le reti particolarmente critiche, come quella elettrica, quella per i piani di impianti nucleari, le reti informatiche e quella Internet.
Si chiama “Perfect Citizen” il nuovo progetto della NSA, la National Security Agency, organismo governativo degli Stati Uniti che, con la CIA e l’FBI, si occupa della sicurezza nazionale. Il progetto ha come obiettivo quello di proteggere le infrastrutture pubbliche e le reti particolarmente critiche, come quella elettrica, quella per i piani di impianti nucleari, le reti informatiche e quella Internet da possibili attacchi che provengono dal cyberspazio.
Questo nuovo sistema si basa, come descritto anche dal “Wall Street Journal“, su una serie di sensori che verranno distribuiti sulla rete informatica e che saranno in grado di individuare eventuali aggressioni alle verie reti così da poter lanciare immediatamente l’allarme. Il contratto è stato stipulato, per oltre 100 milioni di dollari, con la società di elettronica, esperta nel settore militare, Raytheon.
Il “Perfect Citizen” della NSA viene definito dai suoi critici come una pesante intromissione governativa nel settore delle aziende private e si teme l’intromissione anche nelle vite dei comuni cittadini americani. Ma stando a quanto afferma l’intelligence stessa, il progetto risulta essere indispensabile per arginare una sempre più crescente minaccia nei confronti delle infrastrutture cruciali.
Fonte: http://www.newnotizie.it/
Tags: Sicurezza Web, Sicurezza, Progetti
Un pacchetto di sicurezza può non difendere in modo ottimale
Talvolta si acquista un costoso programma di sicurezza per il PC e ci si limita a installarlo credendo così di essere protetti dai pericoli di Internet. In realtà, le impostazioni predefinite delle Security Suite sono a volte «scadenti» e non offrono una protezione completa. Una Security Suite completa dovrebbe contenere i programmi delle seguenti categorie:
Molti virus modificano i file, lasciando la loro 'impronta digitale'. I programmi di sicurezza possono riconoscerli in base a queste impronte, che vengono salvate in un elenco, altrimenti detto definizioni dei virus. I programmi antivirus devono riconoscere anche i virus nuovissimi, che non sono ancora registrati nelle definizioni dei virus. A tale scopo usano il metodo euristico e analizzano i programmi per individuare le caratteristiche tipiche dei virus. La tecnologia più recente osserva come si comporta un software installato sul PC. Se un programma tenta, per esempio, di collegarsi di nascosto ad Internet o di modificare il registro di sistema, probabilmente si tratta di un software nocivo.
Il pacchetto software non contiene soltanto un antivirus affidabile, ma anche una protezione per i bambini. Potete così impostare, per esempio, quali contenuti i vostri figli possono vedere in Internet. In base alle impostazioni predefinite, questa protezione spesso non è attiva. Di solito le opzioni per una protezione più efficace sono disponibili, ma non vengono impostate di default. Questo perchè i produttori temono l'impazienza dei loro clienti. Un livello più alto di sicurezza significa infatti, almeno per i computer meno recenti, una perdita sensibile di velocità. Inoltre, controllando con più precisione i processi, è probabile che il programma visualizzi più spesso richieste di conferma. La conseguenza temuta dai produttori di software è che il cliente si infastidisca e passi a un prodotto della concorrenza. Ecco perchè di solito impostano i loro programmi a un livello basso di sicurezza, che richiede poche risorse al PC e quasi nessun intervento da parte dell'utente. Questo però può diventare rischioso. I malware attuali infatti possono attaccare i punti deboli in modo mirato.
Di serie alcune Suite di Sicurezza hanno il firewall impostato in modo non ottimale. Dopo l'installazione, la protezione è impostata su 'bassa'. Il vantaggio di questa impostazione: non siete importunati da richieste di conferma sulle decisoni che deve prendere il firewall. E' però più sicuro assumere personalmente il controllo e decidere in base alle proposte quale programma accedere a Internet e quale no. Per esempio potete utilizzare il firewall nella modalità 'apprendimento' che offre un maggior livello di sicurezza. Prestate attenzione dunque alla configurazione di default d'un pacchetto di sicurezza.
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- antispam
- antispyware + antirootkit
- protezione per i bambini
- I virus che indicano tutti i tipi di programmi nocivi che cancellano o modificano i vostri dati.
- Gli hacker che attaccano i computer via Internet. Se l'attacco ha successo, possono prendere controllo del PC.
- Lo spam che significa e-mail pubblicitarie indesiderate. Sono sempre fastidiose ed a volte pericolose.
- Gli spyware che, per esempio, spiano quali siti Internet visitate.
- Il phishing che indica le truffe: con una e-mail siete indotti a visitare un sito creato ad hoc e a digitare dati riservati (come l'accesso all'home banking o a Facebook).
- I trojan, che si mimetizzano spesso da programmi utili, ma aprono delle porte sul PC per consentire accessi non autorizzati.
- I rootkit, programmi software creati per avere il controllo completo sul sistema senza bisogno di autorizzazione da parte dell'utente o dell'amministratore.
Molti virus modificano i file, lasciando la loro 'impronta digitale'. I programmi di sicurezza possono riconoscerli in base a queste impronte, che vengono salvate in un elenco, altrimenti detto definizioni dei virus. I programmi antivirus devono riconoscere anche i virus nuovissimi, che non sono ancora registrati nelle definizioni dei virus. A tale scopo usano il metodo euristico e analizzano i programmi per individuare le caratteristiche tipiche dei virus. La tecnologia più recente osserva come si comporta un software installato sul PC. Se un programma tenta, per esempio, di collegarsi di nascosto ad Internet o di modificare il registro di sistema, probabilmente si tratta di un software nocivo.
Il pacchetto software non contiene soltanto un antivirus affidabile, ma anche una protezione per i bambini. Potete così impostare, per esempio, quali contenuti i vostri figli possono vedere in Internet. In base alle impostazioni predefinite, questa protezione spesso non è attiva. Di solito le opzioni per una protezione più efficace sono disponibili, ma non vengono impostate di default. Questo perchè i produttori temono l'impazienza dei loro clienti. Un livello più alto di sicurezza significa infatti, almeno per i computer meno recenti, una perdita sensibile di velocità. Inoltre, controllando con più precisione i processi, è probabile che il programma visualizzi più spesso richieste di conferma. La conseguenza temuta dai produttori di software è che il cliente si infastidisca e passi a un prodotto della concorrenza. Ecco perchè di solito impostano i loro programmi a un livello basso di sicurezza, che richiede poche risorse al PC e quasi nessun intervento da parte dell'utente. Questo però può diventare rischioso. I malware attuali infatti possono attaccare i punti deboli in modo mirato.
Di serie alcune Suite di Sicurezza hanno il firewall impostato in modo non ottimale. Dopo l'installazione, la protezione è impostata su 'bassa'. Il vantaggio di questa impostazione: non siete importunati da richieste di conferma sulle decisoni che deve prendere il firewall. E' però più sicuro assumere personalmente il controllo e decidere in base alle proposte quale programma accedere a Internet e quale no. Per esempio potete utilizzare il firewall nella modalità 'apprendimento' che offre un maggior livello di sicurezza. Prestate attenzione dunque alla configurazione di default d'un pacchetto di sicurezza.
Tags: Cracking, Spam, Virus, Virus Facebook, Spam, Spyware, Trojan, Rootkit, Phishing
Mozilla tappa delle falle di sicurezza su Firefox 3.5.4 e 3.0.15
A distanza di un mese circa dall'ultimo update, per Firefox è nuovamente tempo di aggiornamenti. Il browser open source di Mozilla sta riscuotendo sempre maggiore successo nel competitivo settore dei programmi per la navigazione sul Web, guadagnando 30 milioni di utenti nelle ultime otto settimane e con le nuove release beneficia della correzione di diversi bug.
Grazie a una segnalazione da parte di Secunia, i programmatori che si occupano dello sviluppo del browser di Mozilla hanno rilasciato nuove release del software che risolvono ben 16 vulnerabilità della versione più recente.
Gli aggiornamenti portano così le due versioni di Firefox attualmente disponibili alla release 3.5.4 e alla release 3.0.15, correggendo delle potenziali minacce come quella che avrebbe potuto consentire l’esecuzione di codice JavaScript dannoso con i massimi privilegi, causando così danni potenziali di un certo livello al sistema.
Le ultime patch rilasciate hanno inoltre posto fine ad alcune situazioni di instabilità legate all’esecuzione di contenuti multimediali di Firefox 3.5, che nell’ultima release beneficia quindi di miglioramenti generali anche dal punto di vista della stabilità del software.
Un'altra patch per le due versioni di Firefox ha, invece, corretto un malfunzionamento nel sistema di gestione delle immagini GIF che avrebbe potuto consentire a un utente malintenzionato di portare a termine un attacco, compromettendo la sicurezza dei sistemi equipaggiati con il celebre browser.
Mozilla assicura che gli utenti visualizzeranno un messaggio di notifica in automatico che avviserà della disponibilità degli aggiornamenti, ma se qualcuno lo preferisce può sempre scaricarlo manualmente (i link si riferiscono alle versioni per Windows) Firefox 3.5.4 e Firefox 3.0.15.
È possibile configurare Firefox in modo da controllare automaticamente la presenza di aggiornamenti per i motori di ricerca, per i componenti aggiuntivi installati e per lo stesso browser. Questo articolo spiega come configurare gli aggiornamenti automatici in Firefox e come controllarli manualmente.
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