Un'indagine sotto copertura di Firecrest Films per Channel 4 Dispatches ha rivelato per la prima volta come Facebook decide quali contenuti gli utenti possono e non possono vedere sulla piattaforma. Dispatches ha inviato un reporter investigativo per lavorare in incognito come "content moderator" nel più grande centro di Facebook per la moderazione dei contenuti nel Regno Unito. Il lavoro è esternalizzato ad una società chiamata Cpl Resources con sede a Dublino, in Irlanda, e con cui il social network collabora dal 2010. In seguito alla trasmissione, Facebook ha risposto con un post sul suo blog, facendo il punto su alcune importanti questioni sollevate da Channel 4 News.
Per proteggersi dalle minacce è utile informarsi sui rischi che si corrono e possedere nozioni di base sulle misure d'adottare.
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Inchiesta di Dispatches racconta come Facebook modera i contenuti
Un'indagine sotto copertura di Firecrest Films per Channel 4 Dispatches ha rivelato per la prima volta come Facebook decide quali contenuti gli utenti possono e non possono vedere sulla piattaforma. Dispatches ha inviato un reporter investigativo per lavorare in incognito come "content moderator" nel più grande centro di Facebook per la moderazione dei contenuti nel Regno Unito. Il lavoro è esternalizzato ad una società chiamata Cpl Resources con sede a Dublino, in Irlanda, e con cui il social network collabora dal 2010. In seguito alla trasmissione, Facebook ha risposto con un post sul suo blog, facendo il punto su alcune importanti questioni sollevate da Channel 4 News.
Internet/ contenuti inappropriati, privacy e ludopatia: allarme tra i bambini
Il lato oscuro della Rete
Un numero elevato di bambini è esposto a contenuti potenzialmente in grado di turbarli e certamente non adatti alla loro età. E' quanto emerge dall'Indagine conoscitiva sulla condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza in Italia 2012, presentata da Telefono Azzurro ed Eurispes. Più di un bambino su 4 (25,9%) ammette di essersi imbattuto in pagine Internet contenenti immagini di violenza, il 16% dei bambini ha trovato in Rete immagini di nudo, il 13% siti che esaltano la magrezza, il 12,2% siti con contenuti razzisti.
Per chiunque navighi, la violenza e i contenuti inappropriati sono comunque l’insidia nella quale è più facile imbattersi. I siti di informazione, così come quelli esplicitamente ludici, contengono spesso, senza filtri né particolari avvertenze, foto, immagini e addirittura video violenti, che risultano facilmente accessibili, anche solo per caso, a tutti i bambini che navigano abitualmente senza la supervisione degli adulti.
Sono i maschi, più delle femmine, ad incontrare, durante la navigazione, immagini decisamente violente: il 32,7% contro un più contenuto 19% delle bambine. Ciò dipende probabilmente dal fatto che i maschi sono i maggiori fruitori di quei videogiochi che tanto spesso si basano proprio sulla violenza stessa e che sono i più venduti, i cosiddetti “sparatutto”. Sono invece più numerose le bambine che si sono imbattute in siti con contenuti razzisti (14,5% contro il 10%) o che hanno visitato siti che esaltano la magrezza (14% contro 11,9%).
Internet e privacy.
Più di un bambino su 10 riferisce di aver trovato online sue foto private (12,4%) o sue foto che lo mettevano in imbarazzo(10,8%); l’8,3% ha visto pubblicati in Rete video privati, il 7,1% rivelazioni su propri fatti personali, il 6,7% video in cui egli stesso era presente che lo hanno imbarazzato. I dati confermano che la diffusione di materiale privato costituisce ormai un rischio diffuso persino tra i bambini, che per la loro giovane età dovrebbero avere meno dimestichezza con la pubblicazione di foto e video in Rete e l’utilizzo dei Social Network.
Quando si chiede ai bambini di parlare delle esperienze degli altri, il 7,8% ammette che un proprio amico/a si è trovato in pericolo per aver inviato via Internet le proprie password, il 6,8% per aver inviato il numero del proprio cellulare, il 6,4% il proprio indirizzo di casa, il 5,1% una foto di una persona nuda, il 4,2% il numero di carta di credito, il 2,5% la foto di se stesso nudo.
Adulti e tecnologie.
Mondi distanti? I bambini ritengono che i propri amici, nonostante la giovane età, sappiano utilizzare Internet più dei propri genitori e dei propri insegnanti. Per il 70,4% dei piccoli infatti i propri amici sanno utilizzare Internet (39,9% “bene”, 30,5% “abbastanza” bene), una percentuale che scende al 67,5% quando invece si tratta dei genitori (30,6% “bene”, 30,5% “abbastanza” ) e al 66% per gli insegnanti (35,8% “abbastanza” e 30,2% “molto”).
I nonni invece sono giudicati privi delle competenze indispensabili per utilizzare la Rete: solo il 4,8% ritiene che sappiano navigare molto bene, il 6,1% abbastanza bene, mentre per ben il 61,6% non sono per niente in grado di farlo o lo sanno fare poco (15,5%). Soprattutto i bambini del Sud giudicano inferiori le competenze informatiche dei propri insegnanti e dei propri nonni giudicandoli “per niente” capaci rispettivamente nel 9,1% e nel 72,4% dei casi.
Al contrario, i bambini meridionali - ma anche quelli delle Isole che fanno registrare il giudizio più negativo nei confronti dei propri genitori (12,9%) - attribuiscono più spesso degli altri ottime capacità di navigazione ai propri amici (per il 45,1% di quelli del Sud e per il 46,5% di quelli delle Isole gli amici sanno utilizzare Internet molto bene). L’incrocio dei dati conferma quindi la percezione del persistere di un certo ritardo del Mezzogiorno nella diffusione della Rete e nell’acquisizione delle competenze necessarie ad utilizzarla da parte degli adulti.
La maggioranza dei bambini (63,6%) non possiede un pc proprio ed utilizza quello a cui accedono anche i propri genitori. Solo un terzo dei genitori, però, conosce le password da loro utilizzate in Rete (34,8%); un quarto (24,5%) può accedere alla posta elettronica dei figli. Il 21,9% dei genitori può accedere al profilo Facebook dei bambini. Quanto al cellulare, un genitore su tre conosce il codice pin del cellulare dei propri figli (36,1%), mentre il 15% sa sempre dove sono grazie ad un’applicazione presente nel cellulare.
Sono quindi abbastanza frequenti ma non ancora la maggioranza le famiglie in cui i genitori hanno modo di controllare direttamente il telefonino e l’utilizzo di Internet e pc da parte dei bambini. Nella maggior parte dei casi, infatti, i 7-11enni usano il cellulare, navigano e comunicano online (tramite posta o Social Network) senza che madri o padri possano controllare direttamente. Sono state oggetto d’indagine anche le forme di controllo esercitate da parte dei genitori sulle attività dei figli, in modo più nascosto ma invadente.
Al 22,3% dei bambini è capitato di accorgersi che un genitore si trovava alle sue spalle mentre usava il pc, il 20,4% ha notato che i propri messaggi sul cellulare erano stati letti ed il 20,2% che le proprie telefonate erano state ascoltate. Il 16,8% dei bambini riferisce di essersi accorto che i suoi genitori erano entrati nel suo profilo su un Social Network (Facebook, Twitter), per il 13,6% si trattava invece del controllo delle proprie chat e per il 10,4% della posta elettronica.
Forse troppo liberi di scegliere.
A quasi la metà dei bambini intervistati (49,4%) capita di scegliere cosa vedere in Internet e su che siti navigare parlandone prima con i propri genitori, ma solo nel 14,4% dei casi ciò avviene sempre (9,2% invece spesso); nella maggioranza dei casi la scelta condivisa riguarda episodi sporadici (qualche volta 13,7% e raramente 12,1%). Il 37,7% del campione, al contrario, non parla mai prima con i genitori di cosa vedere navigando in Rete.
Solo un bambino su 10 (11,4%) riferisce che i propri genitori hanno messo dei controlli/blocchi al computer per impedirgli di avere accesso a siti non adatti alla sua età. Se il 45,1% risponde negativamente, occorre però osservare che un consistente 43,5% non è in grado di esprimersi, segno che moltissimi bambini non sono a conoscenza dell’esistenza di questo tipo di blocchi o ignorano se i propri genitori li abbiano adottati.
Gioco d'azzardo.
Se l’82,9% dei bambini cui è stato sottoposto il questionario dichiara di non aver “mai” giocato online a soldi, la percentuale scende al 74,1% per il gioco a soldi non online: un bambino su quattro risulta coinvolto all’interno di un fenomeno (Ludopatia ndr) la cui portata e rilevanza non devono essere assolutamente sottovalutate. Gioca spesso a
soldi online l’1,4% dei bambini del campione, lo fa qualche volta il 3% e raramente il 3,6%. I giochi che prevedono denaro non online fanno registrare percentuali maggiori (5,1% spesso, 3,8% qualche volta e 6,4%
raramente).
Riguardo al gioco d’azzardo non online, al Sud (con il 7%) si colloca la più alta percentuale di bambini che dichiara di giocare “spesso” (rispetto al 2,6% di quelli del Centro). Sono, invece, i bambini che risiedono nell’area geografica del Nord-Est quelli che più frequentemente affermano di giocare “qualche volta” non online a soldi
(nel 6,1% dei casi). Interessante anche il dato relativo alle due diverse classi di età prese in considerazione (dai 7 ai 9 anni di età e dai 10 agli 11), dove la percentuale di quanti dichiarano di non aver “mai” giocato non online a soldi scende dal 77,5% dei più piccoli al 71% dei più grandi.
Per quanto riguarda invece il gioco d’azzardo online, i bambini che dichiarano di non giocare “mai” a soldi sono più numerosi al Sud (86,1%) che al Nord-Est (79%). Per quanto riguarda invece il luogo in cui si gioca più frequentemente, dopo Internet (41%) prevale nettamente la Sala giochi (13,8%); a questo proposito appare interessante notare come dall’incrocio dei dati in base al genere risulta chiaramente che essa viene frequentata molto di più dai maschi (17,3%) che dalle femmine (9,7%).
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