IBM ha annunciato una nuova soluzione integrata che, grazie alle nuove capacità in ambito Big Data e Analytics, consente di affrontare il tema delle frodi e dei crimini finanziari, responsabili ogni anno di perdite stimabili intorno ai 3,5 trilioni di dollari. IBM, con oltre 500 consulenti nel campo, 290 brevetti correlati a ricerche sulle frodi e 24 miliardi di dollari investiti dal 2005 in acquisizioni software e sviluppo di servizi, schiera con questa offerta tutte le proprie competenze, nazionali e internazionali, per aiutare le aziende pubbliche e private a prevenire, identificare e indagare le attività fraudolente.
Per proteggersi dalle minacce è utile informarsi sui rischi che si corrono e possedere nozioni di base sulle misure d'adottare.
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IBM lancia nuova soluzione per prevenire danni da frodi e cybercrime
IBM ha annunciato una nuova soluzione integrata che, grazie alle nuove capacità in ambito Big Data e Analytics, consente di affrontare il tema delle frodi e dei crimini finanziari, responsabili ogni anno di perdite stimabili intorno ai 3,5 trilioni di dollari. IBM, con oltre 500 consulenti nel campo, 290 brevetti correlati a ricerche sulle frodi e 24 miliardi di dollari investiti dal 2005 in acquisizioni software e sviluppo di servizi, schiera con questa offerta tutte le proprie competenze, nazionali e internazionali, per aiutare le aziende pubbliche e private a prevenire, identificare e indagare le attività fraudolente.
Privacy: italiani non la sanno difendere, 54% vuole norme più severe
Quasi tutti gli italiani (il 96,2%) considerano inviolabile il diritto alla riservatezza dei propri dati personali e pensano che la privacy sia un elemento imprescindibile dell'identità, pur a fronte dei grandi cambiamenti dovuti alla diffusione di Internet e dei media digitali. L'88,4% degli italiani è consapevole che i grandi operatori del web, come Google e Facebook, possiedono gigantesche banche dati sugli utenti. La maggioranza pensa che i dati personali sono un patrimonio che può essere sfruttato a scopi commerciali (72,3%) o politici (60,5%).
Il 60,7% ritiene quindi che il possesso di un gran numero di dati rappresenta un enorme valore economico. E il 51,6% è convinto che in futuro il potere sarà nelle mani di chi deterrà il maggior numero di dati personali. È quanto emerge da una ricerca del Censis che ha fatto il punto su opinioni, comportamenti e aspettative degli italiani rispetto alla privacy. Siamo entrati nell'«era biomediatica», in cui si è diffusa la pratica della trascrizione virtuale e della condivisione telematica delle biografie personali attraverso i social network.
Come cambia il concetto di privacy in un'epoca in cui il primato del soggetto si traduce nell'esibizione denudata del sé digitale e la prassi della condivisione online ha sancito apparentemente la preminenza dello «sharing» sul diritto alla riservatezza? Sono in molti oggi a lanciare grida d'allarme per denunciare la scomparsa della privacy a causa della possibilità dei big player della rete di tracciare e registrare le nostre attività online quotidiane, protocollare sentimenti e reti di relazioni attraverso i social network, individuare la nostra posizione grazie ai sistemi di geolocalizzazione.
Più di otto italiani su dieci sono convinti che su Internet sia meglio non lasciare tracce (l'83,6%), pensano che fornire i propri dati personali sul web sia pericoloso perché espone al rischio di truffe (l'82,4%), temono che molti siti web estorcano i dati personali senza che se ne accorgano (l'83,3%). Secondo il 76,8% anche usare la carta di credito per effettuare acquisti online è rischioso.
Tra gli utenti di Internet, il 93% teme che la propria privacy possa essere violata online e il 32% lamenta di avere effettivamente subito danni, ma nella maggior parte dei casi si tratta della ricezione di materiale pubblicitario indesiderato. Gli utenti di Internet che ritengono di avere uno scarso controllo o nessun controllo sui propri dati personali (possibilità di modificarli o chiedere la cancellazione successivamente) varia dal 61% con riferimento ai siti web degli enti pubblici al 74% rispetto ai siti delle aziende commerciali.
Tra gli utenti di Internet, il 93% teme che la propria privacy possa essere violata online e il 32% lamenta di avere effettivamente subito danni, ma nella maggior parte dei casi si tratta della ricezione di materiale pubblicitario indesiderato. Gli utenti di Internet che ritengono di avere uno scarso controllo o nessun controllo sui propri dati personali (possibilità di modificarli o chiedere la cancellazione successivamente) varia dal 61% con riferimento ai siti web degli enti pubblici al 74% rispetto ai siti delle aziende commerciali.
Gli atteggiamenti prevalenti sembrano improntati all'apprensione, cui corrisponde però un deficit di attenzione. Stenta ancora a radicarsi una matura consapevolezza collettiva. La capacità di controllo degli strumenti disponibili per difendere la privacy appare modesta. A fronte di una percezione del rischio molto elevata, soltanto una minoranza di utenti di Internet è effettivamente in grado di adottare una qualche forma di gestione attiva della privacy.
Solo il 40,8% di chi naviga in rete usa almeno una delle misure fondamentali per la salvaguardia della propria identità digitale (limitazione dei cookies, personalizzazione delle impostazioni di visibilità dei social network, navigazione anonima). Il 36,7% non ricorre invece a nessuno strumento, mentre il 22,5% si limita a forme passive di autotutela, che a volte implicano la rinuncia a ottenere un servizio via web. Il 40% degli italiani è disposto ad autorizzare il trattamento dei propri dati personali soltanto ai soggetti di cui si fida, sulla base della condivisione delle finalità di utilizzo.
Quasi il 30% sostiene invece di non essere propenso a farlo a nessuna condizione e soltanto il 17,3%, per contro, si dice pronto ad autorizzarne l'impiego senza particolari difficoltà. La legislazione vigente in materia di privacy è ritenuta soddisfacente soltanto dal 7,5% degli italiani connessi in rete, mentre è pari al 54% la quota di chi giudica necessaria una normativa più severa, anche mediante l'introduzione di sanzioni più dure in presenza di violazioni e la possibilità di rimuovere dal web eventuali contenuti sgraditi. Ma il 24,5% è scettico, perché pensa che oggi sia sempre più difficile garantire la privacy, in quanto in rete non si distingue più tra pubblico e privato.
Ma solo il 14% appare rinunciatario, sostenendo addirittura che sia inutile, perché con l'avvento dei social network la privacy non può più essere considerata un valore in sé. Particolare favore riscuote l'ipotesi di introdurre nell'ordinamento giuridico il «diritto all'oblio». I cittadini sembrano non avere dubbi in merito al fatto che, quando ne ricorrano le condizioni, sia legittimo richiedere l'eliminazione dal web di opinioni, informazioni e fotografie del passato che in qualche modo potrebbero ledere la reputazione personale.
Oltre il 70% degli italiani condivide l'affermazione secondo cui ognuno ha il diritto di essere dimenticato: le informazioni personali sul nostro passato potenzialmente negative o imbarazzanti dovrebbero poter essere cancellate dalla rete quando non sono più asservite al diritto di cronaca. Questi sono i principali risultati della ricerca del Censis «Il valore della privacy nell'epoca della personalizzazione dei media», presentata ieri a Roma da Giuseppe Roma, Direttore Generale del Censis, e discussa da Luca De Biase, editor d'innovazione de «Il Sole 24 Ore», Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, e Antonello Soro, Presidente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali.
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Security Summit: a Roma si parla di cybercrimine e incidenti informatici
Agenda Digitale, Pubblica Amministrazione, Difesa, PMI e Telecomunicazioni: queste le principali aree tematiche che contraddistinguono l’edizione romana in programma il 5 e 6 giugno. Si svolge il 5 e 6 giugno presso SGM Conference Center l'edizione romana del Security Summit, la manifestazione dedicata alla sicurezza delle informazioni, delle reti e dei sistemi informatici, promossa da Clusit (www.clusit.it), la principale associazione italiana del settore. L'evento assume particolare rilievo dopo il recente attacco di Anonymous al sito del Siulp, il sito del più grande sindacato italiano di polizia.
Nuovo Facebook Graph Search potrebbe compromettere sicurezza utenti
Facebook nei giorni scorsi ha presentato il suo strumento di ricerca grafico, che trasforma i dati personali che i miliardi di utenti hanno condiviso sul social network in un potente database ricercabile. Mentre è solo a rotazione su una base limitata negli Stati Uniti in questo momento, in ultima analisi, permetterà a tutti di cercare facilmente attraverso la rete le informazioni dei loro amici.
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Information risk, Blue Coat Systems mostra highlight threat da cui proteggersi
Blue Coat Systems, Inc., leader di mercato per la sicurezza Web e l'ottimizzazione della WAN, analizza i rischi informatici (information risk) a cui dovranno far fronte le divisioni IT mostrando quali saranno i punti salienti (highlight threat) da cui proteggersi e come cambieranno, di conseguenza, le soluzioni per farlo. Gli attacchi informatici su larga scala diventeranno il trampolino di lancio per quelli mirati.
Se la vostra azienda possiede dati sensibili, state certi che nel 2013 qualcuno cercherà di appropriarsene sfruttando attacchi di massa come copertura per attacchi mirati. Oggi giorno, decine o centinaia di endpoint aziendali potrebbero infettarsi a causa di malware distribuito su larga scala. Pur trattandosi di una minaccia per la propria sicurezza, le aziende tendono a sottovalutare questo tipo di attacchi, proprio perché non destinati alla propria specifica organizzazione.
Nel 2013, tuttavia, questo atteggiamento costituirà una via d’accesso per attacchi finalizzati a rubare specifiche informazioni di target prescelti. Accade sempre più spesso che malintenzionati paghino grosse somme di denaro ai cyber criminali che gestiscono le bot, in modo da poter utilizzare il sistema di computer infetti. Questo consente ai cybercriminali che hanno preso di mira una determinata azienda di dare in affitto o acquistare macchine completamente infette che fanno parte di un intervallo di indirizzi IP target.
A mano a mano che le dimensioni dell’azienda aumentano, la certezza che un cybercriminale possa trovare un sistema infetto da cooptare aumenta a livello esponenziale. Di conseguenza, quella che era un’infezione causata da un attacco per il massa market, può subdolamente trasformarsi in un attacco mirato. Per rendere più facile questa trasformazione basterà aggiungere ai normali Trojan, strumenti di raccolta di informazioni che esplorino attivamente un hard disk anziché attendere che l’utente si colleghi a un sito finanziario.
Mobile: dagli attacchi sotto forma di app, a vere proprie botnet mobili
Sono sempre più numerose le aziende che permettono ai propri dipendenti di accedere alla rete aziendale da dispositivi mobili e si prevede che nel 2013 proprio questi dispositivi mobili diventeranno un obiettivo di grande valore per i criminali informatici. Oggigiorno, gli attacchi di penetrazione degli smartphone sono caratterizzati dal cosiddetto “mischiefware”, che consiste, ad esempio, nell’invio di SMS o negli acquisti in-app effettuati dall’interno di applicazioni non autorizzate, operando entro i parametri di una app senza infrangere il modello di sicurezza del telefonino.
Si prevede che nel 2013 il malware non si presenterà come un’app dello smartphone, ma sfrutterà invece il sistema di sicurezza del dispositivo stesso per identificare le informazioni preziose e inviarle ad un server. Di pari passo con questa nuova minaccia di malware mobile si prevede la comparsa della prima rete botnet mobile in grado di inviare messaggi SMS per gestire e controllare i server. Su Internet sono presenti diverse malnet: la più nota e diffusa è Shnakule.
Malnet: nuovi perfezionamenti per garantire attacchi più sofisticati e credibili
Nel 2013 è probabile che la maggior parte del malware sarà distribuito da grandi reti malnet che gestiscono il “malware come un modello di business”. Queste infrastrutture sono molto efficaci sia a lanciare gli attacchi che nell’infettare gli utenti. Il risultato? Un florido business per gli operatori di reti malnet. Il loro costante successo nell’infettare i computer dimostra che non hanno bisogno di uno strumento di sfondamento rivoluzionario per continuare a fare soldi, ma solo di costanti aggiustamenti evolutivi.
Si ritiene che nel 2013 essi punteranno ad affinare i loro modelli e ad investire in attività che gli permettano di sviluppare attacchi più sofisticati e credibili. Assumendo traduttori e redattori, gli operatori di malnet saranno, ad esempio, in grado di creare email di phishing migliori che imitino la vera pagina di un istituto finanziario. Potranno, inoltre, investire nella realizzazione di facciate più plausibili di siti Web e in kit di exploit più completi in modo da rendere i loro attacchi più credibili, aumentando le probabilità di successo.
Il modello dei big data si confronta con l’intelligenza delle minacce
Il settore della sicurezza adatterà il modello dei big data per comprendere meglio le vulnerabilità potenziali a livello di rete e di utente. Tutte le soluzioni di sicurezza e di networking generano dei log, ovvero volumi significativi di informazioni sui comportamenti degli utenti, il traffico che attraversa la rete e altro ancora. Scavando in questi dati per trovare schemi comprensibili di comportamenti rischiosi, minacce e anomalie della rete, oltre a correlazioni fra comportamenti e rischi, consentirà di realizzare nuovi sistemi di difesa in grado di aiutare gli utenti ad effettuare scelte predefinite più sicure.
La condivisione diventa più riservata
L’ampia disponibilità di informazioni ha esposto gli utenti a subire attacchi molto mirati alla sfera personale che fanno riferimento a membri della famiglia, animali domestici e ad altre informazioni personali nel tentativo di ottenere l’accesso a dati confidenziali. Questa disponibilità così a portata di mano consente, inoltre, ai cybercriminali di raggiungere gli utenti identificando in modo molto semplice i siti che visitano e a lanciare trappole esplosive. Nel 2013 questo maggior rischio indurrà gli utenti che hanno operato con un modello di condivisione totale, a limitare la quantità e la qualità delle informazioni condivise e ridurre il numero di persone con cui condividerle.
Come proteggere l’azienda nel 2013
Lo scenario delle minacce continuerà ad evolversi dato che i cybercriminali adatteranno i loro attacchi e li rifocalizzeranno. In particolare, con la progressiva convergenza di minacce per il mass market e minacce mirate, sarà importante per le aziende avere una visione completa della loro sicurezza. Gli attacchi su larga scala e quelli a specifiche aziende non verranno più percepiti come minacce separate, ma trattati come un unico problema. Per proteggere dati e utenti, le aziende dovrebbero focalizzare i propri sistemi di difesa su visibilità di tutto il traffico compreso quello Web, non Web e persino SSL.
Ogni soluzione di difesa registra il traffico. Riesaminare questi log su base costante per identificare le anomalie è fondamentale per fermare gli attacchi. Le aziende hanno inoltre necessità di capire chi dovrebbe utilizzare i dati e quali dovrebbero essere le modalità di accesso. Per rispondere al mutevole scenario di minacce, le aziende dovranno adeguare l’approccio alla sicurezza per avere la certezza di non diventare vittime predestinate nel corso del 2013.
Blue Coat SystemsSono sempre più numerose le aziende che permettono ai propri dipendenti di accedere alla rete aziendale da dispositivi mobili e si prevede che nel 2013 proprio questi dispositivi mobili diventeranno un obiettivo di grande valore per i criminali informatici. Oggigiorno, gli attacchi di penetrazione degli smartphone sono caratterizzati dal cosiddetto “mischiefware”, che consiste, ad esempio, nell’invio di SMS o negli acquisti in-app effettuati dall’interno di applicazioni non autorizzate, operando entro i parametri di una app senza infrangere il modello di sicurezza del telefonino.
Si prevede che nel 2013 il malware non si presenterà come un’app dello smartphone, ma sfrutterà invece il sistema di sicurezza del dispositivo stesso per identificare le informazioni preziose e inviarle ad un server. Di pari passo con questa nuova minaccia di malware mobile si prevede la comparsa della prima rete botnet mobile in grado di inviare messaggi SMS per gestire e controllare i server. Su Internet sono presenti diverse malnet: la più nota e diffusa è Shnakule.
Malnet: nuovi perfezionamenti per garantire attacchi più sofisticati e credibili
Nel 2013 è probabile che la maggior parte del malware sarà distribuito da grandi reti malnet che gestiscono il “malware come un modello di business”. Queste infrastrutture sono molto efficaci sia a lanciare gli attacchi che nell’infettare gli utenti. Il risultato? Un florido business per gli operatori di reti malnet. Il loro costante successo nell’infettare i computer dimostra che non hanno bisogno di uno strumento di sfondamento rivoluzionario per continuare a fare soldi, ma solo di costanti aggiustamenti evolutivi.
Si ritiene che nel 2013 essi punteranno ad affinare i loro modelli e ad investire in attività che gli permettano di sviluppare attacchi più sofisticati e credibili. Assumendo traduttori e redattori, gli operatori di malnet saranno, ad esempio, in grado di creare email di phishing migliori che imitino la vera pagina di un istituto finanziario. Potranno, inoltre, investire nella realizzazione di facciate più plausibili di siti Web e in kit di exploit più completi in modo da rendere i loro attacchi più credibili, aumentando le probabilità di successo.
Il modello dei big data si confronta con l’intelligenza delle minacce
Il settore della sicurezza adatterà il modello dei big data per comprendere meglio le vulnerabilità potenziali a livello di rete e di utente. Tutte le soluzioni di sicurezza e di networking generano dei log, ovvero volumi significativi di informazioni sui comportamenti degli utenti, il traffico che attraversa la rete e altro ancora. Scavando in questi dati per trovare schemi comprensibili di comportamenti rischiosi, minacce e anomalie della rete, oltre a correlazioni fra comportamenti e rischi, consentirà di realizzare nuovi sistemi di difesa in grado di aiutare gli utenti ad effettuare scelte predefinite più sicure.
La condivisione diventa più riservata
L’ampia disponibilità di informazioni ha esposto gli utenti a subire attacchi molto mirati alla sfera personale che fanno riferimento a membri della famiglia, animali domestici e ad altre informazioni personali nel tentativo di ottenere l’accesso a dati confidenziali. Questa disponibilità così a portata di mano consente, inoltre, ai cybercriminali di raggiungere gli utenti identificando in modo molto semplice i siti che visitano e a lanciare trappole esplosive. Nel 2013 questo maggior rischio indurrà gli utenti che hanno operato con un modello di condivisione totale, a limitare la quantità e la qualità delle informazioni condivise e ridurre il numero di persone con cui condividerle.
Come proteggere l’azienda nel 2013
Lo scenario delle minacce continuerà ad evolversi dato che i cybercriminali adatteranno i loro attacchi e li rifocalizzeranno. In particolare, con la progressiva convergenza di minacce per il mass market e minacce mirate, sarà importante per le aziende avere una visione completa della loro sicurezza. Gli attacchi su larga scala e quelli a specifiche aziende non verranno più percepiti come minacce separate, ma trattati come un unico problema. Per proteggere dati e utenti, le aziende dovrebbero focalizzare i propri sistemi di difesa su visibilità di tutto il traffico compreso quello Web, non Web e persino SSL.
Ogni soluzione di difesa registra il traffico. Riesaminare questi log su base costante per identificare le anomalie è fondamentale per fermare gli attacchi. Le aziende hanno inoltre necessità di capire chi dovrebbe utilizzare i dati e quali dovrebbero essere le modalità di accesso. Per rispondere al mutevole scenario di minacce, le aziende dovranno adeguare l’approccio alla sicurezza per avere la certezza di non diventare vittime predestinate nel corso del 2013.
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