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World Backup Day, Sophos: consigli per tenere dati digitali al sicuro


31 marzo: Giornata Mondiale del Backup, una data che dovrebbe trovare posto nei nostri calendari perché, ormai lo sappiamo, i nostri dati sono un patrimonio che va tutelato e dunque fare un backup accurato e regolare dovrebbe essere un'abitudine consolidata. Eppure ancora troppo spesso si ha la tendenza a rimandare quest'incombenza e soprattutto in questo periodo in cui molti lavorano da casa e non possono dunque fare affidamento sull'IT manager dell'azienda per occuparsene, o rimediare ai propri errori e dimenticanze, diventa fondamentale rafforzare la consapevolezza dell'importanza di questa operazione per proteggere i nostri documenti digitali.

Allerta ransomware, Stormshield: come difendersi in caso di attacco


A fronte del rapido incremento dei ransomware per le aziende è di vitale importanza difendersi e sapere cosa fare in caso di attacco. Il primo passo è non cadere nella trappola del ricatto. Se ad un furto di dati segue un attacco ransomware, è buona cosa non seguire l’esempio di Uber. La nota società americana non ha solo confermato oltre un anno dopo il misfatto di essere stata vittima di un furto di dati ma ha persino pagato agli hacker $100.000 di riscatto. La violazione dei dati includeva nomi, indirizzi e-mail e numeri di telefono di circa 50 milioni di utenti Uber e le informazioni personali di 7 milioni di conducenti, inclusi i numeri di patente di 600.000 automobilisti statunitensi.

Cybercrime, epidemia planetaria di ransomware: Acronis ha vaccino


I dati conservati sul PC sono il bene principale e per questo devono essere protetti dai ricatti dei cybercriminali. Per difendersi dal ransomware, Acronis ha da tempo sostenuto l'utilizzo della protezione dati: se si esegue un backup dei propri file all'interno di vari supporti di memoria e con diverse destinazioni, è possibile ripristinare velocemente un computer criptato da un ransomware e riportarlo allo stato di pre-infezione. La massiccia ondata planetaria di attacchi ransomware del 12 maggio 2017 ha trasformato istantaneamente una minaccia malware relativamente sconosciuta in un problema di sicurezza urgente per i leader di tutto il mondo, catturando l'attenzione della maggioranza dei media.

Check Point: immagini nocive sui social network portano a malware


La tecnica è stata utilizzata nei recenti attacchi ransomware sui social. Come per altre tipologie di malware simili, l’unico modo per ripristinare l’accesso ai file è quello di pagare una somma di denaro all’attaccante responsabile dell’infezione. Check Point® Software Technologies Ltd. (NASDAQ: CHKP) ha annunciato una nuova scoperta realizzata dal proprio team di ricerca. L’azienda ha individuato, infatti, un nuovo vettore d’attacco, chiamato “ImageGate”, che inserisce malware in immagini e file grafici. Inoltre, i ricercatori di Check Point sono riusciti a scoprire la tecnica con cui gli hacker eseguono il codice malevolo all’interno di queste immagini dannose attraverso i canali social media, come Facebook e LinkedIn.

Backup: Kroll Ontrack, perdite di dati dovute a possibili errori umani


Gli ambienti di storage enterprise complessi richiedono protocolli di backup più completi e investimenti in tecnologie a salvaguardia dei dati. Kroll Ontrack ha rilasciato oggi l’elenco più recente sugli errori più comuni commessi dagli amministratori IT che possono portare alla perdita di dati e a tempi di inattività della rete. I risultati indicano che la complessità degli ambienti di storage e la crescita nel volume delle informazioni possono portare a significative perdite di dati in caso di errore umano, lasciando molte aziende vulnerabili a rischi di sicurezza e a conseguenze di natura finanziaria se non vi sono investimenti e non si aderisce a policy sulla gestione dei rischi tecnologici.

Cyber crimine: consigli da G DATA per viaggiare sicuri e senza rischi


Gli esperti di sicurezza di G DATA forniscono una serie di consigli per la propria sicurezza digitale in vacanza. Come proteggere in maniera efficace smartphone, tablet e notebook. Sulla spiaggia, in montagna, o in città, smartphone, tablet, PC e notebook sono ormai compagni di viaggio indispensabile dal momento che anche durante le ferie le persone preferiscono restare sempre connesse. Si pubblicano foto, si controllano le previsioni del tempo e le email, si cercano luoghi ideali per un’escursione, ristoranti e tanto altro ancora.

Data recovery, nuovi virus tra le tendenze 2013 secondo Kroll Ontrack


Secondo le informazioni raccolte da Kroll Ontrack, azienda leader nella fornitura di prodotti e servizi per il recupero dati, la cancellazione sicura e l’eDiscovery, la continua proliferazione di nuovi drive e il crescente problema legato alla diffusione dei malware sono stati i due eventi che hanno maggiormente influenzato  il settore del recupero dati nel 2013. Da queste tendenze si evince quanto sia necessario per imprese e consumatori comprendere come la tecnologia in costante evoluzione condizioni di fatto la capacità di proteggere e recuperare i dati.

Drive a stato solido (SSD) e Flash: decine di produttori diversi, tutti con una propria tecnologia
Il costo delle unità a stato solido e di altri flash device continua a registrare una diminuzione e tende ad allinearsi sempre di più con quelli degli hard disk, tanto che oggi, quasi il 10 per cento dei recuperi di Kroll Ontrack avviene da flash drive e SSD. Al di là di una maggiore percentuale di recupero da questi supporti, gli ingegneri di Kroll Ontrack hanno a che fare con unità di nuovo formato, come per esempio quelle ibride che contengono componenti tipiche sia degli SSD che di dischi tradizionali. I dispositivi ibridi ottimizzano le operazioni di acceso ai dati, essi memorizzano le informazioni utilizzate più di frequente sui veloci chip di memoria flash mentre salvano quelle a minor accesso sul disco tradizionale, più lento.

"La definizione degli standard relativi alle unità a stato solido e flash è ancora in divenire. Oggi, ogni nuovo formato di drive è specifico per quel determinato produttore che l’ha realizzato, per questo è richiesto lo sviluppo di strumenti e metodologie ad hoc che ha effetto sulla velocità e sulla qualità delle operazioni di recupero” dichiara Paolo Salin, Country Director di Kroll Ontrack Italia. "Se si tiene a mente questo aspetto, eseguire backup regolari diventa ancora più importante. Inoltre, coloro che usano SSD e flash drive dovrebbero scaricare gli utili strumenti software messi a disposizione sul sito web del produttore per ottimizzare e monitorare lo stato di salute del proprio disco".



Hard Disk: la maggiore capacità richiede nuovi approcci per il recupero dei dati
SSD e flash non rappresentano l'unico supporto avanzato di archiviazione nel 2013. I principali produttori di hard disk hanno puntato sull’innovazione per aumentare le capacità di storage delle unità. Ad esempio, Hitachi ha costruito hard disk al cui interno si trova elio. Quest’ultimo essendo meno denso dell’aria consente di far funzionare le testine del disco con meno resistenza, dando così la possibilità al produttore di mettere i piatti più vicini e quindi di aumentarne il numero per ogni singola unità. In questo modo l’hard disk diventa più capiente. 

Al contrario, Seagate sta aumentando la capacità delle proprie unità attraverso l’uso della tecnologia SMR (Shingled Magnetic Recording) che consente di memorizzare i bit dei dati in sovrapposizione rispetto ai modelli lineari, incrementando così la densità delle informazioni. "L'impatto sul recupero di dati di queste tecnologie più recenti è ancora tutto da definire" sottolinea Salin "per esempio, l'apertura di un hard disk con elio in un ambiente come quello della camera bianca potrebbe causare un crash delle testine rendendo così il recupero dei dati molto più impegnativo. Stiamo quindi osservando attentamente questi sviluppi tecnologici e testando vari metodi per gestire tali innovazioni in modo sicuro ed efficace in una camera bianca".

Virus: il nuovo malware interferisce sull’accessibilità del dato
Il 2013 è l’anno della nascita e della diffusione del codice maligno CryptoLocker che prende in ostaggio computer e reti per poi chiedere un riscatto. CryptoLocker è un Trojan, una forma di ransomware che ha come obiettivo i pc con sistema operativo Windows. L'attacco viene camuffato con una email normale che contiene un file allegato.  

Quando quest’ultimo viene eseguito, il malware crittografa alcuni tipi di file con la chiave privata memorizzata solo sui server di controllo del malware e appare poi un messaggio nel quale si avverte che i dati possono essere decrittografati  solo dietro pagamento da effettuare entro un limite di tempo. Se il termine scade, il messaggio di avviso minaccia che la chiave privata verrà eliminata e i dati saranno irrecuperabili. Tuttavia, le vittime del virus sono state in grado di sbloccare i file anche dopo la scadenza, ma il costo finale è stato maggiore rispetto al riscatto originariamente richiesto.

"Questo virus ha raggiunto il suo scopo generando un costo per le imprese, legato ai tempi di inattività, che può essere calcolato in una media di 5.600 dollari al minuto, secondo il Ponemon Institute, tanto che le aziende trovano più conveniente ed efficiente soddisfare le richieste di questi hacker" continua Salin "I criminali capiscono chiaramente quanto preziosi siano i dati per le imprese e gli individui. Bisogna essere consapevoli di poter ricevere email sospette e fare il passaggio successivo che consiste nel backup dei dati prima di cadere vittima di queste truffe”.



Crittografia: sfruttare l'esperienza nel recupero dati per convalidare la sicurezza
Mentre i clienti si rivolgevano a Kroll Ontrack per minimizzare l'impatto del virus come CryptoLocker, le società di data storage si sono avvalse di Kroll Ontrack nel 2013 per fare il contrario cioè sperimentare, convalidare e certificare l'efficacia della crittografia integrata nei prodotti di storage per impedire l’accesso non autorizzato ai dati. Per la protezione delle informazioni, la crittografia è un “must” e sta diventando sempre più comune. 

Tuttavia, essa rappresenta un ulteriore livello di complessità nella fase di recupero poiché è sempre richiesta la chiave di cifratura. Con software di crittografia come quelli che utilizzano Microsoft BitLocker, Check Point PointSec, McAfee Safeboot e altri, l'utente detiene la chiave che può fornire alla società di recupero dati quando necessario. Questo è differente con la crittografia hardware dei drive, come ad esempio Secure Encryped Drives (SED) o Full Disk Encryption (FDE), in cui la chiave si trova all’interno del drive stesso. 

Se un disco con crittografia hardware si guasta o è mal funzionante a causa di problemi fisici, logici o elettrici, la chiave è sostanzialmente bloccata nel drive e ciò richiede l’intervento degli ingegneri di recupero dati per risolvere il danno e rimettere in funzionamento l’unità per poi decifrare i dati come parte della lettura del drive. Per tali ragioni, Kroll Ontrack sta concentrando maggiori sforzi in ricerca e sviluppo per una gestione più efficiente dei dati crittografati.

Fai-da-te: aumentano i tentativi di recupero da parte di consumatori che si sentono esperti in tecnologia
Nel 2013, Kroll Ontrack ha visto un continuo aumento del numero di utenti che fanno affidamento sulle loro capacità personali per recuperare i dati. Infatti, in oltre il 10 per cento dei casi, Kroll Ontrack si è trovata a dover mettere mano a unità che mostrano segni di tentativi di accesso ai dati, che possono ostacolare gli sforzi di recupero. "Il software fai-da-te è una soluzione conveniente e collaudata per privati ​​e aziende che se la sentono di tentare il recupero dei dati in proprio" sottolinea Salin. "La chiave è sapere quando il software è applicabile alla situazione. Se è evidente un problema di tipo hardware, l’utente dovrebbre spegnere l'unità e consultare una società di recupero dati professionale per evitare ulteriori perdite di dati".

eCrime 2014/ G Data: Coppa del Mondo, Smart TV e Cloud nel mirino


Dal punto di vista del crimine informatico il 2013 è stato un anno segnato da un drammatico incremento del malware per Android, da una grande quantità di pericolosi malware per computer e da sofisticate campagne di eCrime. Per il prossimo anno G Data si aspetta che questo trend continui e prevede che il totale dei nuovi programmi malware per computer continuerà a aumentare. Secondo gli esperti di G Data uno dei più importanti eventi segnato in rosso sul calendario dei cyber criminali è l’attesa Coppa del Mondo di Calcio in Brasile.

Kaspersky Lab brevetta tecnologia per facile recupero dei dati criptati


Kaspersky Lab ha annunciato che i propri esperti hanno sviluppato e brevettato un’avanzata tecnologia che consente di recuperare le password e le chiavi di crittografia sui dispositivi mobile. Il brevetto N. 2481632, rilasciato da Rospatent, utilizza una metodologia che elimina qualsiasi possibilità di compromissione dei dati. La crittografia è un metodo estremamente sicuro per la protezione dei dati riservati, ed è ampiamente utilizzata sia da aziende che da utenti privati. 

Tuttavia, esiste una criticità nella sua applicazione: le persone, infatti, possono dimenticare o perdere le password per accedere ai dati criptati. Da un lato questo mette in evidenza i pericoli causati dalla perdita delle password, poiché se la password non può essere recuperata i dati criptati rimangono inaccessibili. Dall’altro lato, il recupero di una password aumenta il rischio che i dati sensibili vengano compromessi. Bisogna anche tenere in considerazione che i metodi utilizzati per proteggere le copie di backup possono contenere delle vulnerabilità che potrebbero consentire l'accesso non autorizzato ai dati sensibili. 

Il risultato è che i consumatori di solito devono scegliere il minore tra due mali, quindi o utilizzano soluzioni che non consentono nessun margine di errore umano e non consentono il recupero della password, oppure ripongono la massima fiducia nell’affidabilità dei produttori di infrastrutture IT se consentono il recupero della password. Kaspersky Lab ha cercato di evitare questo compromesso, sviluppando una propria tecnologia per recuperare le password e le chiavi di crittografia sui dispositivi mobile.

Tre fattori indipendenti

Per recuperare le password e le chiavi per i dati crittografati, la tecnologia brevettata di Kaspersky Lab utilizza tre fattori indipendenti: ID utente, un ID per il dispositivo mobile e un numero casuale. Quando l'utente installa la soluzione mobile di sicurezza, il sistema di autenticazione richiede un indirizzo email. La tecnologia genera l’hash dell’indirizzo (la sequenza dei simboli ottenuti convertendo l’indirizzo email alfanumerico attraverso un algoritmo speciale). Inoltre, crea un ID univoco per il dispositivo in base alle sue caratteristiche hardware e infine genera un numero casuale. 

Dopo la registrazione, il numero casuale cifrato insieme con l’hash dell'indirizzo email e l'ID del dispositivo, vengono trasmessi ai server di Kaspersky Lab. Il numero casuale viene utilizzato dal prodotto per fornire una “difesa della difesa”. La tecnologia utilizza una speciale chiave di crittografia per i dati. Anche questa chiave ha bisogno di essere protetta tramite la crittografia, per garantire la sua sicurezza; di solito questa chiave viene protetta con una password. 

Ogni volta che un utente inserisce la password, prima viene decodificata la chiave e solo dopo è possibile accedere alle informazioni crittografate. La tecnologia brevettata può archiviare due copie delle chiavi sul dispositivo: la prima copia è crittografata con l’aiuto della password utente e la copia di backup viene crittografata utilizzando il numero casuale generato precedentemente. Se l’utente del dispositivo perde o dimentica la password, il servizio speciale per il recupero della password richiede l’indirizzo email. 

Il servizio identifica l’hash dell’indirizzo e lo confronta con il proprio database di hash precedentemente raccolto, tra tutti gli utenti che hanno questa tecnologia integrata nelle proprie soluzioni di sicurezza mobile. Se viene trovata una corrispondenza, il sistema invia il numero unico specificato dall'utente durante la registrazione a quell’indirizzo e-mail, insieme con le istruzioni per creare una nuova password. La tecnologia utilizza questo numero univoco per decrittare la chiave di backup, che a sua volta consente all'utente di accedere ai dati memorizzati nel dispositivo. 

Come risultato, gli specialisti di Kaspersky Lab sono stati in grado di sviluppare un algoritmo per il recupero dei dati, che è utile e al tempo stesso sicuro poiché nessuna delle parti coinvolte in questo processo ha accesso a tutti i dati necessari per decifrare le informazioni segrete. Kaspersky Lab non archivia né i backup delle password, né alcuna copia delle chiavi e nemmeno i dati personali dei clienti sui propri server; mantiene solo i valori criptati delle informazioni specifiche che consentono agli utenti di accedere ai propri dati. 

Queste informazioni sono totalmente inutili per i criminali informatici. “La nostra tecnologia 'nasconde' gli elementi necessari per accedere ai dati sensibili. Quindi, quando gli utenti hanno bisogno di questi, possono facilmente recuperarli, mentre i criminali informatici devono affrontare una vera e propria battaglia per mettere insieme tutti i diversi elementi della chiave”, ha dichiarato Victor Yablokov, Head of Web & Messaging Development di Kaspersky Lab, uno dei creatori di questa tecnologia.

Il software di crittografia di  Kaspersky preserva la riservatezza e l'integrità delle informazioni crittografate. Ciò significa che i dati possono essere letti, modificati o cancellati dagli utenti che conoscono la password predefinita che è stata inserita al momento della cifratura unica. Kaspersky Lab continua a lavorare sulla proprietà intellettuale. A partire dalla fine di giugno 2013, il portafoglio della società comprendeva oltre 120 brevetti rilasciati dalle autorità competenti di Stati Uniti, Russia, Cina ed Europa. Altre 200 applicazioni da brevettare, sono in corso di esame da parte degli uffici brevetti di questi paesi.

PMI, non effettuare backup regolari compromette la sicurezza dei dati


Secondo una nuova ricerca condotta per conto di GFI Software™, le Piccole e Medie Imprese (PMI) non effettuano regolari backup, rischiando di perdere dati fondamentali per il business. Molti responsabili IT hanno dichiarato che anche un solo backup mancato può tradursi in perdite di ricavi e di importanti documenti aziendali, oltre a dati finanziari, email dei dipendenti e informazioni confidenziali, come i codici di sicurezza. 

Secondo gli intervistati, procedure non appropriate di salvataggio possono danneggiare il rapporto con il cliente, il business e la brand reputation. La ricerca, indipendente ed anonima, è stata condotta da Opinion Matters, per conto di GFI Software, intervistando 200 responsabili IT di aziende statunitensi con meno di 150 dipendenti e fotografando le loro abitudini di backup, inclusa la gestione, la frequenza e la velocità di salvataggio dei dati ed eventuali conseguenze dei mancati backup. 

La gestione del backup
Un backup giornaliero è fondamentale per prevenire la perdita dei dati, ma oltre la metà (il 53%) delle aziende intervistate ha dichiarato di non effettuarlo. Un terzo degli intervistati (il 32%) non svolge backup giornalieri perché ritiene che sia un modo poco efficiente di utilizzare il tempo. Circa un quarto (il 23%) dei responsabili IT ha dichiarato che “non è necessario” un backup frequente dei dati e che “non ci sono tanti dati” da salvare. 

In diretto contrasto, un 10% afferma di dover gestire una quantità eccessiva di dati e di non condurre, di conseguenza, procedure giornaliere di backup. Altri hanno dichiarato di non effettuare backup tutti i giorni perché hanno poche risorse a disposizione, tecnologie inadeguate o spazio di storage insufficiente, per la mole di dati da trattare. Alcuni tra gli intervistati – il 75% di coloro che lavorano in aziende con 50-99 dipendenti – hanno dichiarato che il backup giornaliero è dannoso per la produttività aziendale. 

L’importanza della velocità
La metà degli intervistati, interrogati su come potrebbero essere migliorate le procedure di backup, ha indicato al primo posto la velocità, dichiarando che il loro desiderio è quello di avere delle procedure più rapide ed efficienti. Altri elementi fondamentali sono il costo (14%), la sicurezza (6%) e l’affidabilità (5%), mentre un 6% ha dichiarato che vorrebbe che i processi di backup fossero gestiti in outsourcing. 

Le preoccupazioni del Cloud 
I due terzi delle aziende non effettua backup nel Cloud, ma si affida a soluzioni on-premise o virtualizzate. Alcuni tra gli intervistati si sono dichiarati preoccupati per i costi, la sicurezza e l’affidabilità delle procedure di backup nel Cloud; altri hanno detto di voler avere un controllo totale sul salvataggio dei dati, anche se stanno considerando le varie possibilità. 
Un’azienda su dieci, utilizza un approccio misto; un responsabile IT ha affermato che le procedure di backup nel Cloud sono solo una parte della soluzione adottata perché “raccomandiamo comunque un backup fisico, per evitare i rischi di un’interruzione dell’operatività della rete”.

Perdita dei dati
Per proteggere i loro dati più importanti, le aziende devono testare regolarmente le soluzioni di backup, per garantire che esse funzionino in modo appropriato. Tuttavia, quasi un terzo (il 32%) dei responsabili IT, ha dichiarato di non effettuare questi controlli. Le aziende sanitarie sono tra quelle che si comportano peggio, e i due terzi degli intervistati ammettono di non verificare l’efficacia delle soluzioni di backup adottate; non a caso, i due terzi degli intervistati nel settore della salute ha dichiarato di aver avuto un’esperienza di perdita dati. Altri settori in cui il testing delle procedure è disatteso sono quelli di commercio/media/marketing (63%) e architettura/costruzioni/edilizia (56%).

Il recupero dei dati 
Un efficace backup dei dati è essenziale, ma è importante - allo stesso modo se non di più – riuscire a recuperare i dati in caso di necessità. Nonostante solo il 6% degli intervistati abbia questa esigenza giornaliera, un intervistato su cinque ha dichiarato di dover recuperare i dati almeno una volta alla settimana. Inoltre, quasi i tre quarti (74%) dei responsabili IT ha dichiarato di dover recuperare i dati aziendali almeno una volta ogni sei mesi. 

Le aziende che non sono state in grado di recuperare i dati, a causa di un backup mancato, hanno ammesso di aver subito una perdita di fatturato e documenti che ha impattato negativamente sul business. I responsabili IT hanno dichiarato che le loro aziende hanno avuto, come conseguenza del mancato salvataggio: 

una perdita di dati che ha “causato problemi con i clienti per settimane” 
“una perdita di dati fondamentali per la nostra azienda, impossibili da riprodurre e che è stato necessario reinventare”
Un impatto “…pesante, in termini di scadenze e produttività”.

“I dati di un’azienda sono essenziali per la vita lavorativa di ogni giorno e, in definitiva, per il successo del business” ha dichiarato Andy Langsam, GM di IASO, società del gruppo GFI Software “Le aziende devono quindi affidarsi a soluzioni di backup sicure, efficaci ed efficienti in termini di costi. I responsabili IT vorrebbero soprattutto procedure più rapide, quando si parla di backup, e per loro non ha importanza se le procedure avvengono on-premise, virtualmente o nel Cloud. Il backup dei sistemi aziendali e delle applicazioni, sul maggior numero di macchine aziendali, deve diventare un processo rapido e giornaliero, che non deve avere impatti negativi sulla produttività e sull’efficienza operativa”. 

Una copia della ricerca è disponibile su richiesta. GFI MAX Backup è un servizio di backup offsite affidabile, automatico e sicuro in hosting che è costruito appositamente per le aziende di supporto IT e MSP.
Disclaimer: Tutti i nomi di prodotti e società nel presente documento possono essere marchi dei rispettivi proprietari. Per quanto a nostra conoscenza, tutti i dettagli sono corretti al momento della pubblicazione, tali informazioni sono soggette a modifiche senza preavviso.



Come effettuare la copia di backup del proprio account Facebook



Il team di Facebook ha reso disponibile la nuova funzionalità di backup dell'account Facebook, già annunciata nelle scorse settimane. “Download Your Information”, il nuovo strumento per adesso disponibile soltanto in lingua inglese, è  progettato per permettere lo scaricamento di tutti i dati presenti sul proprio profilo e pubblicati sul social network, quali foto, aggiornamenti di stato e post in bacheca.

Una caratteristica stranamente assente su Facebook è sempre stata l'impossibilità di eseguire il backup di foto, video, messaggi e altre informazioni sul disco rigido. Facebook inizia ad implementare questa funzione a tutti gli utenti. Questo strumento consente di scaricare una copia delle informazioni, comprese le foto e i video, i messaggi sulla bacheca, tutti i messaggi, la vostra lista di amici e altri contenuti che avete condiviso sul vostro profilo. Potete scaricare le vostre informazioni dalla pagina Impostazioni account.

1. Per avviare il processo, accedete al pannello delle Impostazioni account e cliccate su "Scarica una copia dei tuoi dati Facebook".


2. I passaggi successivi non sono più necessari, saltate al punto 5

3. andate in fondo alla pagina e cliccate sul pulsante Italiano - in alternativa potete andare sul menu in alto e poi ritornare su Settings e scegliete la lingua English (US).



4. quindi cliccate sul link “learn more” (“maggiori informazioni” accanto a Download Your Information (Scarica le tue informazioni).



5. Nella pagina che si aprirà cliccate sul pulsante Download

Nella versione aggiornata in italiano Avvia al mio archivio


6. Nella successiva schermata confermate il download delle informazioni


Nell'ultima versione leggiamo sulla finestra:" Potrebbe essere necessario un po' di tempo per recuperare le foto, i post in bacheca, i messaggi e le altre informazioni che hai inserito su Facebook. Ti chiederemo inoltre di dimostrare la tua identità per aiutarti a proteggere il tuo account."


7. Attendete, senza chiudere la pagina, che venga completato il processo


Nell'ultima versione: "Stiamo creando il tuo archivio personale. Ti avviseremo via e-mail quando sarà pronto."


8. Al termine riceverete una mail di conferma sulla vostra casella di posta elettronica


9. Avete recentemente chiesto un download dell'informazioni su Facebook. Il download è stato generato ed è ora pronto. Seguite il link sottostante per scaricarlo.


10. Inserite la vostra password e ricordate che questo file contiene informazioni sensibili e dunque si dovrebbe tenere al sicuro e prendere precauzioni durante la memorizzazione, l'invio o il caricamento ad altri servizi.


Dato che questo file contiene informazioni sensibili, al fine di proteggere tali informazioni, Facebook chiederà l'autenticazione per verificare la vostra identità. Nella pagina successiva cliccate sul pulsante Start ed eseguite la verifica richiesta. Quindi potrete effettuare il download delle informazioni del vostro profilo. All'interno del file zip generato si avrà accesso ai vostri dati in modo semplice e navigabile. Infine non dimenticate di riportate le impostazioni della lingua su quella italiana (quest'ultimo passaggio non è più necessario). Vi consigliamo di salvarlo in un luogo sicuro e di valutare con attenzione prima di archiviarlo, inviarlo o caricarlo su altri servizi.