La lotta alla disinformazione passa ora anche attraverso la Polizia Postale. Uno speciale “red button” consentirà di segnalare le fake news incontrate sul web. Il Ministro dell’Interno Marco Minniti ha inaugurato giovedì, presso il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, il primo Protocollo operativo per il contrasto alla diffusione delle fake news attraverso il web. Il Progetto muove dalla più recente sensibilità sviluppatasi attorno al fenomeno delle fake news, nell’ambito di un generale dibattito che sta coinvolgendo, per la individuazione di efficaci risposte, le istituzioni di diversi Paesi e della stessa Unione Europea, oltre ai gestori delle principali piattaforme social a livello mondiale.
Per proteggersi dalle minacce è utile informarsi sui rischi che si corrono e possedere nozioni di base sulle misure d'adottare.
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Polizia Postale, Viminale contro notizie false: bottone per segnalarle
La lotta alla disinformazione passa ora anche attraverso la Polizia Postale. Uno speciale “red button” consentirà di segnalare le fake news incontrate sul web. Il Ministro dell’Interno Marco Minniti ha inaugurato giovedì, presso il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, il primo Protocollo operativo per il contrasto alla diffusione delle fake news attraverso il web. Il Progetto muove dalla più recente sensibilità sviluppatasi attorno al fenomeno delle fake news, nell’ambito di un generale dibattito che sta coinvolgendo, per la individuazione di efficaci risposte, le istituzioni di diversi Paesi e della stessa Unione Europea, oltre ai gestori delle principali piattaforme social a livello mondiale.
Polizia di Stato, OF2CEN: nasce network contro cybercrime bancario
La Polizia di Stato attraverso una sua specialità, la polizia postale e delle comunicazioni, ha presentato "OF2CEN" (On-line fraud cyber centre and expert network), un progetto europeo di contrasto avanzato ai crimini informatici. Lo ha fatto ieri, al Polo Tuscolano di Roma, mediante una piattaforma di information sharing, sviluppata grazie a un consorzio di organizzazioni del settore privato e pubblico, con il finanziamento dell'Unione europea, attraverso il programma Prevenzione e lotta contro la criminalità (ISEC).
Riparte 'Non perdere la bussola', per l'uso consapevole della Rete
Con il sostegno del ministero della Gioventu', riparte il progetto educativo "Non perdere la bussola", nato in occasione dello scorso anno scolastico 2009-2010, dalla collaborazione tra Google-YouTube e la Polizia postale e delle comunicazioni, con l'obiettivo di sensibilizzare e formare in modo corretto i giovani tra i 13 e i 18 anni sui temi della sicurezza in Internet e dell'uso responsabile della Rete.
"Google non vuole sottrarsi alla responsabilità che un importante soggetto del mondo digitale ha in termini di educazione all'uso di internet, in particolare per quanto riguarda le nuove generazioni. Lo dico da genitore, oltre che da Googler", ha commentato Scott Rubin, Head of Policy and Communications Strategy, EMEA di Google, "Per questo Non perdere la bussola è solo uno dei progetti di Google in quest'area, ma un progetto di grande rilievo in quanto ci vede collaborare strettamente con le istituzioni e la società civile e quindi ha una grande concretezza. Ci permette di misurarci con gli utenti e le loro esigenze. Ed è proprio sulla base dell'esperienza che abbiamo deciso di ampliare il progetto a genitori, educatori ed associazioni che offrono supporto alle persone disabili". Oltre ad allargare il progetto formativo alle famiglie, 'Non perdere la bussola' si rivolgera' quest'anno anche ad altre figure di educatori, con particolare attenzione al mondo delle associazioni che si occupano di minori e a quelle che offrono supporto ai diversamente abili e alle loro famiglie. Internet e i social network costituiscono uno straordinario mezzo di comunicazione, socializzazione e un valido strumento di crescita culturale per i giovani studenti. Il senso del proseguimento dell'iniziativa e' di aiutare i giovani e le loro famiglie a utilizzare tutto questo potenziale, sostenuto però da un uso sicuro, consapevole, responsabile e critico, con piena conoscenza dei rischi e pericoli e dei sistemi di protezione. La formazione e' fatta dagli agenti della Polizia Postale e delle Comunicazioni nelle scuole che ne fanno richiesta scrivendo a polizia.comunicazioni@interno.it. Video tutorial e workshop, si possono trovare all'interno del nuovo Centro per la sicurezza online della famiglia di Goolge, nell'area Corsi di formazione.
L'obiettivo dichiarato del progetto' è usare la Rete in maniera responsabile. L'iniziativa voluta dal ministro della Gioventu', Giorgia Meloni, nasce dalla collaborazione tra Google e Polizia Postale e delle Comunicazioni con l'obiettivo di sensibilizzare e formare in modo corretto i giovani tra i 13 e i 18 anni sui temi della sicurezza in Internet e dell'uso responsabile della rete: insegnare ai ragazzi che navigano in Rete e frequentano YouTube e social network come sfruttare le potenzialita' comunicative del web e delle community online senza correre rischi connessi alla privacy, al caricamento di contenuti inappropriati, alla violazione del copyright e all'adozione di comportamenti scorretti o pericolosi per se' o per gli altri. "Il Cybercrime", ha spiegato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, "si combatte con la prevenzione, attraverso nuovi strumenti perche' si tratta di crimini insidiosi: solo la pedopornografia fattura tre miliardi di euro ogni anno ed e' una delle fonti di arricchimento della criminalita'. Dunque, la prevenzione deve muovere dalla formazione, per questo il progetto e' indirizzato alle scuole e alle famiglie. Inoltre, la partnership tra governo e aziende private e' fondamentale per garantire la massima sicurezza ai nosrtri ragazzi". Il ministro Meloni aggiunge: "Dopo il successo dello scorso anno il progetto 'Non perdere la Bussola' riparte con una novita' fondamentale: il coinvolgimento degli insegnanti e dei genitori. Internet fa ormai parte del mondo dei ragazzi, ma spesso chi dovrebbe indirizzarli rischia di non avere le competenze tecniche adeguate. Ringrazio percio' la Polizia Postale e Google che, con questa rinnovata alleanza tra pubblico e privato, offrono a tutte le scuole che ne faranno richiesta una nuova doppia opportunita' di formazione: per i ragazzi e per gli educatori.
"Google non vuole sottrarsi alla responsabilità che un importante soggetto del mondo digitale ha in termini di educazione all'uso di internet, in particolare per quanto riguarda le nuove generazioni. Lo dico da genitore, oltre che da Googler", ha commentato Scott Rubin, Head of Policy and Communications Strategy, EMEA di Google, "Per questo Non perdere la bussola è solo uno dei progetti di Google in quest'area, ma un progetto di grande rilievo in quanto ci vede collaborare strettamente con le istituzioni e la società civile e quindi ha una grande concretezza. Ci permette di misurarci con gli utenti e le loro esigenze. Ed è proprio sulla base dell'esperienza che abbiamo deciso di ampliare il progetto a genitori, educatori ed associazioni che offrono supporto alle persone disabili". Oltre ad allargare il progetto formativo alle famiglie, 'Non perdere la bussola' si rivolgera' quest'anno anche ad altre figure di educatori, con particolare attenzione al mondo delle associazioni che si occupano di minori e a quelle che offrono supporto ai diversamente abili e alle loro famiglie. Internet e i social network costituiscono uno straordinario mezzo di comunicazione, socializzazione e un valido strumento di crescita culturale per i giovani studenti. Il senso del proseguimento dell'iniziativa e' di aiutare i giovani e le loro famiglie a utilizzare tutto questo potenziale, sostenuto però da un uso sicuro, consapevole, responsabile e critico, con piena conoscenza dei rischi e pericoli e dei sistemi di protezione. La formazione e' fatta dagli agenti della Polizia Postale e delle Comunicazioni nelle scuole che ne fanno richiesta scrivendo a polizia.comunicazioni@interno.it. Video tutorial e workshop, si possono trovare all'interno del nuovo Centro per la sicurezza online della famiglia di Goolge, nell'area Corsi di formazione.
Cowjacking: [FINALMENTE!] Yara Gambirasio è stata ritrovata!!...
Dopo la pagina che annunciava le foto del ritrovamento della piccola Yara, la tredicenne scomparsa da quasi un mese a Brembate Sopra, il marketing selvaggio e di pessimo gusto alza il tiro. Il solito sito ha pubblicato la falsa notizia del ritrovamento di Yara Gambirasio. Lo ha denunciato il comitato di vigilanza sulla tv e sui media Osservatorio antiplagio, segnalando la falsa informazione diffusa dal sito al ministero dell'Interno e alla Polizia Postale.
Per definire questa tipologie di pagine-bufala, che ricorrono al protocollo open graph di Facebook, Protezione Account ha già coniato un nuovo termine: "Cowjacking". Per chi non fosse a conoscenza, spieghiamo che il protocollo Open Graph consente di integrare le pagine web nel grafico sociale. Compreso l'Open tag Grafico nella pagina Web, che rende la pagina equivalente ad un pagina Facebook. Ciò significa che quando un utente fa clic sul pulsante like nella pagina, viene effettuata una connessione tra la pagina e l'utente.
La pagina che utilizza il protocollo apparirà nella "sezione" Interessi e preferenze del profilo utente, dove si avrà la possibilità di pubblicare gli aggiornamenti per l'utente. Ma tornando alla nuova definizione, ovviamente ci riferiamo a pagine che sono delle bufale ma al tempo stesso 'spingono' l'utente a spammare i loro post sulle bacheche dei profili (e dunque visibili sulla home page degli amici). Sulla pagina, nell'aspetto simile al sito di Facebook, troviamo le solite istruzioni per autopromuoversi ed aumentare il numero di iscritti alla pagina stessa:
"Segui i semplici passi per vedere le foto.
PASSO 1 Clicca sul pulsante Mi Piace qua sotto
PASSO 2 Clicca sul pulsante Condividi qua sotto e condividi per continuare
Più di 15.000 utenti sono caduti nella trappola e avrebbero cliccato sulla pagina. Precisiamo che coloro i quali hanno cliccato sul "Mi piace" e hanno "condiviso" il post sulla propria bacheca, non installano malware sul proprio pc, ma avranno contribuito ad aumentare il numero degli iscritti alla pagina. Infatti, come già detto, il post sarà visibile sulla propria bacheca e nella home page degli amici. Naturalmente, dopo aver eseguito la procedura descritta non visualizzerete alcuna intervista.
Come in tutti questi ed in altri casi in giro su Facebook e per il web, la pagina sfrutta la curiosità morbosa dell'utente. Per rimuovervi dagli iscritti collegatevi alla pagina di modifica delle attività su Facebook, cercate la pagina 'incriminata' e rimuovere la vostra preferenza, dunque confermate la scelta cliccando su "Salva". Inoltre non dimenticate di rimuovere il post dalla vostra bacheca e di contrassegnarlo come spam.
Una trovata pubblicitaria, di pessimo gusto, proprio come già successo con la povera Sarah Scazzi. «Bisogna intervenire con urgenza per individuare i responsabili dell'iniziativa, tanto deprecabile quanto di cattivo gusto, ed oscurare sia la pagina web che il gruppo da Facebook» ha commentato il coordinatore dell' "Osservatorio Antiplagio" Giovanni Panunzio. Come al solito in questi casi ed altri casi similari, non credete a promesse di visualizzazioni eclatanti e prestate attenzione quando vi trovate al di fuori del sito di Facebook.com.
La Polizia postale fà rimuovere le pagine su Facebook a favore dell'assassino di Sarah
L´ultimo giorno di speranza, poi l´incubo che diventa realtà. La notizia ufficiale postata su Facebook intorno alle 23 di mercoledì 6 ottobre: "Sarah è morta, la stanno cercando" fa il giro del mondo. Facebook, Twitter, YouTube, siti e blog vengono presi d´assalto. Rabbia, disperazione, dolore, per una giovane vita spezzata in modo drammatico, i sentimenti più diffusi. A suscitare l´indignazione della Rete è anche l´annuncio in diretta tv della tragica morte di Sarah.
E mentre diversi gruppi su Facebook piangono Sarah Scazzi, la polizia postale di Catania ha contattato i responsabili dei server statunitensi di Facebook per fare rimuovere due gruppi nati a sostegno di Michele Misseri. Dal social network, su richiesta del vice questore Marcello La Bella, è stata già effettuata la cancellazione dei gruppi “Michele Misseri è un eroe” e “Fans di Michele Messeri”.
La scoperta è stata fatta dall'associazione Meter durante un monitoraggio contro la pedofilia e gli abusi sessuali all'infanzia. L'associazione onlus ha immediatamente segnalato la vicenda alla polizia postale di Catania. «È veramente una vergogna - afferma don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore di Meter - e questi fatti la dicono lunga su questi tristi fenomeni che sono solo ed esclusivamente da condannare! Ringraziamo coloro che invece hanno fatto pagine su Facebook di solidarietà».
Su Facebook, inoltre, era stato creato un altro gruppo a favore di Michele Misseri, a cui avevano aderito oltre 400 persone. L'Osservatorio Antiplagio, comitato di vigilanza sulla tv e sui media, e European Consumers, consorzio di associazioni di consumatori, hanno segnalato al ministro dell'Interno e alla Polizia delle Comunicazioni il gruppo “Se Sarah fosse stata più disponibile con lo zio, forse sarebbe ancora viva!” (già rimosso), sollecitando l'individuazione dei responsabili. E per finire il gruppo “Uccidiamo Sarah Scazzi... Ops!Già fatto?”. Al gruppo erano iscritti un centinaio di persone, la maggior parte dei quali ha lasciato sulla bacheca insulti e invettive nei confronti del creatore della pagina.
La pagina non è più visibile perchè rimossa dal social network. I carabinieri del comando provinciale di Taranto stavano ascoltando lo zio di Sarah su quel 26 agosto, inchiodandolo davanti a una serie di contraddizioni e omissioni. Misseri ha prima negato anche l'evidenza, cercato di sminuire le intercettazioni ambientali (tre) nelle quali persino le sue figlie adombravano sospetti su di lui. Poi, anche per evitare ingiusti sospetti sulle sua famiglia, è crollato e ha raccontato tutta la verità. Via: La Repubblica
Accordo sicurezza tra Polizia di Stato e Vodafone Italia
Dopo l'accordo sottoscritto tra Polizia di Stato e Telecom Italia per prevenire e contrastare attacchi alle infrastrutture informatiche critiche per la sicurezza del Paese, è stata siglata la convenzione tra ministero dell’Interno - Dipartimento di Ps e Vodafone Italia, dal Capo della Polizia Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Antonio Manganelli e dall’amministratore delegato di Vodafone, Paolo Bertoluzzo per la protezione dei sistemi informativi che gestiscono l’infrastruttura tecnologica di comunicazione.
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