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World IP Day: MarkMonitor, focus sulle principali minacce ai marchi


Il 26 Aprile di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale – World IP Day, che si concentra sull’espansione della consapevolezza e la comprensione degli individui della proprietà intellettuale. La World Intellectual Property Organization (WIPO) collabora con diversi uffici governativi, associazioni non governative e persone per tenere ogni anno numerosi incontri ed eventi che promuovono il World IP Day. Per questa occasione Jerome Sicard, Regional Manager Southern Europe di MarkMonitor, ha analizzato quattro “hot topic” che sono al centro dell'attenzione in vari settori: la stampa 3D, lo streaming digitale, i malware e la parte "oscura" della rete.

App fasulle: danni agli utenti, pericolo per la reputazione dei marchi


MarkMonitor: con il crescente utilizzo di dispositivi mobili il pericolo di app fraudolente è sempre in agguato. In Italia, secondo i dati forniti da Idealo, le vendite dei tablet e degli smartphone sono cresciute nel 2014 del 289% rispetto al 2013. Rispetto agli altri cittadini europei passiamo più tempo con tablet, smartphone, TV e spendiamo anche più di chiunque altro, con una spesa pro capite che ammonta a 559 euro solo nell'ultimo trimestre. Secondo i dati di comScore MobiLens inoltre l’e-commerce dell’area UE-5 (Italia, Francia, Spagna e Germania) ha fatto registrare una crescita del +42% nei primi tre mesi del 2014, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Play It Safe 2013: pirateria informatica brucia miliardi di dollari nel mondo


Un nuovo studio commissionato da Microsoft - in occasione della giornata per la sensibilizzazione contro la pirateria informatica - fa luce sui pericoli per chi utilizza software contraffatti. L’Italia ancora nella Watch List dei Paesi a rischio, quasi la metà dei software installati è senza licenza, con una perdita per l’industria pari a 1.398 milioni di euro. 1,5 miliardi di ore e 22 miliardi di dollari per le attività di identificazione, riparazione e ripristino, 114 miliardi di dollari complessivi per la gestione dell’impatto di un attacco informatico dovuto a malware: queste le stime del nuovo studio IDC commissionato da Microsoft Corp. sulla pirateria informatica.

Lo studio ha messo in luce che i rischi per gli utenti che decidono di usare software contraffatti nella speranza di risparmiare sono nettamente maggiori: le probabilità che i loro computer vengano infettati da malware inattesi sono da una a tre per i consumatori e da tre a dieci per le aziende. Lo studio globale ha analizzato 270 siti Web e reti Peer-to-Peer (P2P), 108 download di software e 155 CD/DVD e sono stati intervistati 2.077 consumatori e 258 responsabili IT o CIO in Brasile, Cina, Germania, India, Messico, Polonia, Russia, Thailandia, Regno Unito e Stati Uniti. I ricercatori hanno riscontrato che nel novero dei software contraffatti non acquistati insieme al computer, il 45% proviene da Internet. 

Il 78% dei software scaricati da siti Web o reti P2P includeva qualche tipo di spyware, mentre il 36% conteneva Trojan e adware. “La cybercriminalità si basa sulla manomissione del codice originale di un software e sull'introduzione di malware”, ha commentato David Finn, Associate General Counsel del Microsoft Cybercrime Center. “Alcuni malware registrano tutte le digitazioni sulla tastiera, consentendo ai cybercriminali di rubare le informazioni personali e finanziarie delle vittime; oppure attivano in remoto il microfono e la videocamera del computer infettato, dando ai cybercriminali occhi e orecchie in consigli di amministrazione, così come nei soggiorni e nelle camere da letto. Il modo migliore per evitare queste minacce quando si acquista un computer è richiedere software autentico”. 

I risultati dello studio di IDC, denominato “The Dangerous World of Counterfeit and Pirated Software”, sono stati presentati in occasione della giornata Play It Safe, la campagna internazionale di Microsoft per creare consapevolezza sui problemi relativi alla pirateria informatica. “La ricerca non lascia adito a dubbi: è pericoloso per i consumatori e per le aziende scegliere software contraffatti”, ha commentato John Gantz, Chief Researcher di IDC. “Alcuni scelgono software contraffatti per risparmiare, ma il malware che contengono finisce per mettere aziende e consumatori finali sotto scacco”.

Ecco i punti più importanti emersi dall'indagine:
• il 64% dei conoscenti degli intervistati ha riscontrato problemi di sicurezza a causa dell’utilizzo di software contraffatto;
• il 45% delle volte i software contraffatti ne hanno rallentato i PC ed e’ stato necessario disinstallarli;
• il 48% degli intervistati ha indicato la perdita dei dati come principale timore legato all'uso di software contraffatti;
• il 29% è più preoccupato per il furto di identità.

Incorporare del malware pericoloso in un software contraffatto è diventato quindi un nuovo modo con cui i criminali colpiscono gli utenti di computer inconsapevoli del potenziale pericolo.
Il White Paper di IDC analizza inoltre l'elevato livello di installazioni di software da parte degli utenti finali su computer aziendali, che rappresenta un ulteriore mezzo per introdurre software non sicuri nell'ecosistema del luogo di lavoro. Se il 38% dei responsabili IT riconosce che ciò avviene, il 57% dei lavoratori ammette di installare software personali nei computer di proprietà dell'azienda. Il dato più allarmante riguarda la percentuale di computer d’ufficio che dopo l’installazione di software personali non ha creato problemi: solo il 30%. Il 65% dei responsabili IT concorda che i software installati dagli utenti aumentano i rischi per la sicurezza dell'organizzazione. La maggioranza ritiene che per un’azienda i software installati dagli utenti possono essere un'area scoperta nel tentativo di garantire una rete protetta. 


IL CASO ITALIANO 
Il tasso di pirateria del software in Italia indica nel 48% il valore per il nostro Paese, rispetto ad un tasso medio in Europa del 33%. Per contrastare il fenomeno, Microsoft Italia ha creato nel tempo svariate iniziative di educazione e sensibilizzazione mirate alla promozione del rispetto della proprietà intellettuale in scuole, aziende, rivenditori e verso gli utenti finali, in collaborazione con BSA – Business Software Alliance Sono inoltre attive da ormai molti anni diverse collaborazioni con le autorità competenti (Guardia di Finanza, Dogane, Polizia postale, solo per citarne alcune) e investigazioni sul territorio con campagne di Mistery Shopping, come quelle attualmente in corso nelle Marche, in cui incaricati Microsoft si recano presso i rivenditori verificando la conformità alle norme di legge ed alle norme contrattuali all’atto di vendita. 

“In Italia la situazione della pirateria è molto delicata. Quasi la metà dei software installati è senza licenza, con una perdita per l’industria pari a 1.398 milioni di euro. Il nostro e’ addirittura l’ottavo Paese nel mondo per controvalore economico del software illegale in circolazione - ha dichiarato Matteo Mille, Direttore della Business Unit a tutela del Software genuino di Microsoft. 

“Da anni lavoriamo a stretto contatto con le aziende italiane, per sensibilizzarle sui rischi dell’utilizzo del software contraffatto e oggi, in occasione dell’edizione 2013 del Play It Safe tramite il rinnovato sito web www.microsoft.com/italy/antipiracy mettiamo a disposizione delle aziende e degli utenti finali una serie di strumenti e di ricerche per sensibilizzare l’importanza dell’utilizzo di software genuino, sia esso in modalità licenza o in modalità cloud, ricordando che l’apparente risparmio originato dall’utilizzo di software pirata può essere completamente annullato da una singola violazione della protezione del network aziendale o da una singola perdita dei dati presenti sul PC personale” - ha concluso Matteo Mille. 

Di seguito, alcune testimonianze di aziende che stanno collaborando con Microsoft per promuovere al proprio interno l’utilizzo di software genuino. 
“La decisione di avviare un’attività di Software Asset Management in De Agostini è nata, in buona parte, per affinità del nostro business con il concetto di tutela della proprietà intellettuale. Una realtà come la nostra infatti, molto sensibile al tema del diritto d’autore, non può non avere la certezza che al proprio interno ogni asset sia compliance con le normative vigenti”, dichiara Ubaldo Uberti, Technology & Infrastructure Manager in De Agostini Editore. 

“Questo presupposto teorico si è poi tradotto in un progetto concreto, che grazie alla collaborazione di Microsoft e Software One, ha generato evidenti benefici in termini di standardizzazione, razionalizzazione dei costi, produttività” conclude Uberti. “Il progetto di Software Asset Management realizzato in collaborazione con Microsoft ha fissato un ‘punto zero’ dal quale ripartire per sostenere innanzitutto una corretta compliance dell’azienda e, al contempo, promuovere alcune iniziative di incentive verso i nostri dipendenti” dichiara Mario Mauro, CIO di Rubinetterie Utensilerie Bonomi. 

“La nostra storia informatica era contraddistinta da una molteplicità di licensing e un evidente disordine nelle policies adottate” prosegue Mauro. “Il nostro primo obiettivo è stato dare coerenza alle incongruenze rilevate: questo risultato permette oggi di operare in totale sicurezza e con la garanzia di update automatici che rendono i nostri sistemi sempre efficienti. Oltre agli evidenti vantaggi in termini di compliance e ottimizzazione dei costi, questa attività ha generato dei benefici indiretti che per noi hanno un valore ancora più significativo. Grazie a questo progetto, per esempio, siamo riusciti a portare da 30 a 100 il numero dei dipendenti che possono utilizzare il pacchetto Microsoft Office Home a casa; il tutto attivando delle semplici autorizzazioni all’utilizzo del software installato. Ciò, da un lato, ha aumentato il livello di soddisfazione del personale interno che può gestire il proprio lavoro con maggiore autonomia; dall’altro – come conseguenza - ha incrementato un sentimento positivo verso l’azienda e la sua reputation”, conclude Mauro. 

“Spesso le aziende sono inconsapevoli dei rischi cui vanno incontro in assenza di una corretta gestione del licensing e delle policies ad esso connesse” afferma Mauro Vicario, System Administrator di Alessi. “Avviare un progetto SAM al nostro interno è stato innanzitutto un passaggio ‘culturale’ cui è seguita ovviamente l’adozione di una adeguata metodologia di controllo e gestione del parco software”. “Prendere coscienza della problematica, sensibilizzare i diversi pubblici interni - dalla direzione ai singoli dipendenti - e incoraggiare una maggiore consapevolezza all’utilizzo del software installato è stato un passo fondamentale, un punto di partenza necessario affinché la compliance non sia percepita solo come un obbligo di legge ma un vero asset dell’azienda” conclude Vicario. 

“Banca Popolare dell’Emilia Romagna condivide gli obiettivi di Microsoft in questa giornata internazionale, anche per contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del software legittimo. E in questo contesto BPER ha di recente superato una Software Assurance Microsoft, confermando il proprio approccio nella direzione della sicurezza e del pieno rispetto dei copyright nei prodotti digitali.” - spiega Vincenzo Campana, responsabile IT del Gruppo Banca Popolare dell’Emilia Romagna. 

Microsoft invita a visitare il sito www.microsoft.com/security per verificare che i software di cui dispongono siano autentici e che il proprio computer non sia infettato. In presenza di malware, è possibile intervenire con strumenti mirati. Chi deve acquistare un nuovo computer è invitato a farlo da un operatore affidabile, per avere la certezza di ricevere software Microsoft autentico. Per ulteriori informazioni sullo studio di IDC, visitare il sito Web di Microsoft dedicato alla giornata Play It Safe all'indirizzo http://www.play-it-safe.net/ e la rassegna stampa all'indirizzo http://www.microsoft.com/news/ipcrimes. Fonte: Microsoft

Saldi online: 1 utente su 5 ingannato da siti che vendono merci contraffatte


Con la stagione degli acquisti delle festività 2012 dietro l'angolo, MarkMonitor ®, leader mondiale nella protezione del marchio aziendale e parte di Thomson Reuters, ha pubblicato il suo ultimo studio sull'e-commerce e le merci contraffatte. Concentrandosi sui segmenti dei beni di lusso e abbigliamento, lo Shopping Report di MarkMonitor ha rivelato che fra i cacciatori di saldi negli Stati Uniti e in Europa uno su cinque acquistano erroneamente su siti di e-commerce che vendono prodotti contraffatti, mentre sono alla ricerca di offerte on-line. 

Le persone che cercano sconti sono in inferiorità numerica rispetto ai consumatori che cercano merce falsa con una percentuale di 20 a 1. Utilizzando la tecnologia proprietaria per esaminare i modelli di shopping online, MarkMonitor ha lavorato a stretto contatto con Nielsen, leader mondiale nella fornitura di informazioni e approfondimenti su ciò che i consumatori cercano e comprano, per analizzare i dati anonimi di alcuni partecipanti in sei Paesi in un periodo di nove mesi. 

Sono state analizzate quasi cinque milioni di sessioni di shopping durante il periodo di studio, con particolare attenzione ai termini di ricerca utilizzati dagli amanti dello shopping, come 'falso', 'riproduzione', 'economico' o sconto ", per determinare la loro motivazione. Fra i cacciatori di occasioni statunitensi ed europei, circa uno su cinque (ad es. chi cerca termini come a buon mercato, sconto, o outlet) invece di arrivare ai siti ufficiali giunge su siti che vendono merce contraffatta e illegale. I tassi di conversione (definiti come “aggiungere qualcosa nel carrello”) per le visite a questi siti sono stati superiori rispetto ai tassi di conversione per le visite a siti che vendono merce legale. 

"I consumatori sono stati attratti da siti di e-commerce illegali, causando la perdita di business per i brand. I risultati del nostro Shopping Report sottolineano l'importanza di sviluppare strategie proattive di protezione del marchio nell'era digitale ", ha dichiarato Frederick Feldman, chief marketing officer di MarkMonitor. Inoltre, lo Shopping Report di MarkMonitor ha esaminato molteplici fattori demografici - tra cui l'età, il reddito, l'istruzione e la dimensione delle famiglie - e ha rilevato che c'erano minime differenze demografiche tra i consumatori online che cercano merci contraffatte e coloro che sono semplicemente alla ricerca di offerte di beni legali. 

Ad esempio, tra i consumatori degli Stati Uniti, circa un quarto degli acquirenti online nel campo dei prodotti di marca (26%) e chi compra merci contraffatte (26%) ha una laurea quadriennale o superiore. Circa il 37% degli acquirenti statunitensi di beni legali ha un reddito annuo inferiore a 50.000 $, tra i clienti degli Stati Uniti di merce contraffatta, il 38% guadagna meno di 50.000 $ all'anno. Tra i paesi dell'Unione Europea, la percentuale di consumatori che guadagnano più di 54.000 € all’anno è lo stesso per gli acquirenti di beni legali e contraffatti (17%). 

"Questi risultati mettono davvero in discussione l'opinione comune che i consumatori che acquistano merci contraffatte siano nettamente differenti rispetto a quelli che acquistano prodotti autentici", ha commentato Eric Solomon, Senior Vice President, global digital audience measurement di Nielsen. "Con il Cyber Monday dietro l'angolo, i consumatori in tutti i segmenti devono fare attenzione quando comprano on-line." Molte merci contraffatte hanno un prezzo specifico per apparire come beni legali, spesso scontati al 25-50% sul prezzo di listino, sconto paragonabile a quello di fine stagione o al “fuori tutto”. 

Questi prezzi plausibili fanno si che i cacciatori di saldi credano di ottenere un buon affare sulla merce legale, soprattutto se abbinati alla crescente tendenza dei siti non autorizzati a utilizzare le campagne di marketing e le fotografie dei brand ufficiali. "Con l'avvicinarsi della stagione dello shopping delle vacanze, chi lavora nel marketing desidera massimizzare ulteriormente il ROI e le entrate. La metodologia unica che abbiamo sviluppato con Nielsen aiuterà i marchi, fornendo loro nuovi spunti per la richiesta dei loro prodotti e servizi", ha concluso Felman. 

"Integrando dati autorizzati e anonimi del Panel di Nielsen con le informazioni su siti non autorizzati e sul traffico online, siamo in grado di offrire prospettive uniche di modelli di acquisto dei consumatori, in canali alternati di e-commerce e aiutare i brand a recuperare il traffico e le entrate che questi consumatori rappresentano". Lo studio, condotto tra luglio 2011 e marzo 2012, ha analizzato la relazione tra gli acquirenti online, i termini di ricerca che utilizzano e i siti che visitano quando cercano abbigliamento e beni di lusso. 

Utilizzando i dati del panel anonimi e le ricerche di parole chiave, gli analisti MarkMonitor hanno esaminato il traffico verso i siti visitati dai membri del panel, tra cui 1.000 siti web che vendono merci e 8.000 siti individuati da MarkMonitor come venditori di merci contraffatte. Gli analisti hanno segmentato i consumatori a seconda che abbiano visitato siti che vendono prodotti contraffatti e secondo la ricerca delle parole chiave relative sia alle offerte che ai prodotti contraffatti. I partecipanti del panel di Nielsen provenivano da Francia, Germania, Italia, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Lo Shopping Report di MarkMonitor è disponibile per il download gratuito al link: https://www.markmonitor.com/2012shoppingreport/ 

Informazioni su MarkMonitor
MarkMonitor, leader mondiale nella protezione dei marchi e parte della divisione Intellectual Property & Science di Thomson Reuters, utilizza un modello SaaS per fornire tecnologia avanzata e competenza in grado di tutelare il fatturato e la reputazione dei più famosi marchi a livello mondiale. Oggi, nell’era digitale, i marchi devono affrontare i nuovi rischi derivanti dall’anonimato del web, dalla sua portata globale e da mutevoli modelli di consumo relativi a contenuti digitali, merci e servizi. I clienti scelgono MarkMonitor perché offre una combinazione unica tra esperienza, tecnologia avanzata e solidi rapporti con le aziende che possono così tutelare investimenti di marketing e vendite, mantenendo la fiducia dei propri clienti. Per ulteriori informazioni, visitare il sito www.markmonitor.com

Informazioni su Thomson Reuters
Thomson Reuters è la fonte primaria, a livello internazionale, di informazioni intelligenti per aziende e professionisti. Combinando una conoscenza approfondita del settore a tecnologia innovativa, la società fornisce informazioni essenziali ai più importanti decision maker dei settori quali: controllo finanziario e del rischio, legale, fiscale e contabile, proprietà intellettuale e scienza e media, con il sostegno della più accreditata agenzia di stampa del mondo. Thomson Reuters, che ha sede a New York e uffici a Londra ed Eagan (Minnesota), ha 60.000 dipendenti e opera in più di 100 paesi. Per ulteriori informazioni, visitare il sito www.thomsonreuters.com

MarkMonitor® è un marchio registrato di MarkMonitor Inc. che fa parte della divisione Intellectual Property & Science di Thomson Reuters. Tutti gli altri marchi citati sono di proprietà dei rispettivi titolari. Fonte: Shin Communication

Informativa bufala sulla privacy degli utenti FB si diffonde viralmente


Il testo dello status bufala su Facebook viene aggiornato almeno una volta all'anno. Da qualche giorno sta girando nuovamente su Facebook un post virale attraverso aggiornamento di status e/o commento, nel quale si accusa Facebook di essere ostile nei confronti della privacy, adesso che è diventata una società quotata in borsa. Ovviamente è del tutto falsa tale affermazione. Il contenuto del messaggio può variare leggermente, ma in sostanza afferma che tale pubblicazione è necessaria per proteggere la propria privacy sul social network. Il post bufala si basa sull'idea che Facebook con la recente quotazione in borsa influenzerà negativamente la privacy degli utenti. Nel messaggio si legge:

BitTorrent, utenti sotto controllo durante il download e individuati in 3 ore


Gli utenti che scaricano file popolari come contenuti audio e video attraverso BitTorrent, possono avere i loro indirizzi IP registrati dal monitoraggio di alcune società entro tre ore. Questa rivelazione è la conclusione di uno studio presentato questa settimana alla conferenza SecureComm in Italia dal team di ricercatori composto da Tom Chothia , Marco Cova e Chris Novakovic presso l'Università di Birmingham. Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno osservato "1033 swarm attraverso 421tracker per 36 giorni nell'arco di 2 anni".

Attenti ai falsi concorsi su Facebook per vincere una crociera Costa


Dopo la truffa dei falsi prodotti Apple, un nuovo scam ha preso di mira gli utenti di Facebook. Nella nuova truffa, che è stata diffusa con sistema molto simile a quello già visto in precedenza, viene promessa la possibilità di vincere una crociera su Costa Crociere se ci si iscrive ad un evento su social network e dopo aver invitato un tot numero di amici.

Sebbene la truffa risulti disattivata vi raccomandiamo di prestare a future iniziative come quelle descritte di seguito in quanto, nonostante i blocchi da parte di Facebook e dei servizi di hosting, puntualmente vengono riproposte agli utenti. Il concorso s'intitola: "Costa Crociere Vinci subito 1 delle 10 Crociere Costa!" e sarebbe organizzato da una fantomatica pagina che imita quella ufficiale di Costa Crociere. Sulla pagina dell'evento leggiamo:

Evento pubblico · by Costa Crociere

COME PARTECIPARE AL CONCORSO:
SEGUIRE LA SEGUENTE PROCEDURA:

STEP 1: Fare click su "Partecipa" lo troverete in alto a destra della pagina.-

STEP 2: Cliccare su "INVITA AMICI" sempre nella parte superiore della pagina e seleziona i tuoi amici e clicca su INVIA. In base alla quantità di amici invitati le vostre probabilità di essere estratti aumenteranno.

Invita 50 Amici = 50%
Invita 100 Amici = 75%
Invita 250 Amici = 80%
Invita 500 Amici = 90%

N.B= Puoi selezionare più velocemente tutti i tuoi amici cliccando "TAB" e "SPAZIO" ripetutamente sulla tua tastiera

STEP 3: Andare sul sito [LINK] per inserire i vostri dati e ricevere il coupon per partecipare al concorso!


L'evento (http://www.facebook.com/events/363566160340282/?ref=notif¬if_t=event_invite) risulta disattivato. Come pure la pagina su Facebook che lo ha creato (http://www.facebook.com/pages/Costa-Crociere/303998312993453)


Se digitiamo il link postato all'interno dell'evento (http://costa-crociere.tk/), si viene rimandati ad una pagina esterna al social network, dove ci viene presentata una finestra dove si legge: "Questo dominio e sito web sono stati sospesi per motivi di abuso o copyright".


Dunque il dominio è stato segnalato come abusivo o per violazione di copyright dalla comunità di internauti. Sulla pagina erano presumibilmente presenti i soliti sondaggi scam che richiedono l'introduzione dei propri dati personali. Il nostro consiglio è quello di controllare eventuali iniziative sulle pagine ufficiali delle società promotrici (in questo caso Costa Crociere http://www.costacrociere.it/).

Nessuno può determinare quanti amici vengono invitati ad un evento su Facebook, quindi diffidate sempre di pagine, eventi o applicazioni che promettono maggiori possibilità di vincita in base al numero di inviti. Come già visto, queste iniziative terminano solitamente in un abbonamento per cellulari. Inoltre controllate le vostre iscrizioni a pagine inutili cliccando su www.facebook.com/browse/other_connections_of e verificate le applicazioni installate sul vostro profilo http://www.facebook.com/settings?tab=applications.

Copyright, pagine bloccate per errore da Facebook per false segnalazioni


Gli amministratori delle pagine Facebook e i titolari di account, devono fare attenzione a ciò che pubblicano e a come si comportano sul social network, ma ciò non basta per proteggersi dall'espulsione dalla piattaforma. Facebook ha infatti chiuso senza spiegazioni diverse pagine, tra le quali Ars Technica, segnalata da pagine nemiche sostenenendo che tale pagina fosse piena di materiale protetto da copyright, utilizzando il modulo DMCA (Digital Millennium Copyright Act). Certi usi impropri della legge statunitense a tutela del diritto d'autore, inoltre, possono trasformarsi in una violazione del Primo Emendamento della Costituzione Statunitense. E a quanto pare questo metodo è stato utilizzato da aziende che non amano le pagine di Facebook gestite da riviste di tecnologia on-line. Infatti Ars Technica ha detto che la sua pagina di Facebook era diventata inaccessibile, senza preavviso, senza alcuna spiegazione e nessun chiaro processo di appello. Ecco cosa si leggeva nell'avviso inviato da Facebook:
"Abbiamo rimosso o disabilitato l'accesso al contenuto successivo a quello in cui hai postato su Facebook, perché abbiamo ricevuto una comunicazione da un terzo che il contenuto viola i suoi diritti. Ti raccomandiamo caldamente di leggere il contenuto che hai postato a Facebook per assicurarsi che non hai postato qualsiasi altro contenuto illegale, in quanto è la nostra politica chiudere gli account dei contravventori. Se credi che abbiamo fatto un errore nella rimozione di questi contenuti, si prega di visitare http://www.facebook.com/help/?page=1108 per ulteriori informazioni". 


"Questo è un avviso piuttosto inutile. Non è stato dato alcun dettaglio circa la presunta infrazione", dice Ars Technica. Prima del blocco degli account, Ars Techinca non aveva ricevuto avvisi di violazione o avvertimenti. Non si conosce chi sia stato a lamentarsi, quale materiale protetto da copyright era sulla pagina e su quale base Facebook aveva bloccato la pagina. "A peggiorare le cose, Facebook non risponde alle richieste di informazioni circa il blocco degli account collegati, e l'azienda non fornisce assolutamente indicazioni utili su come correggere una denuncia", Ars Technica ha aggiunto. Facebook successivamente ha inviato una dichiarazione:
"Abbiamo studiato una serie di recenti casi di proprietà intellettuale e abbiamo riabilitato quattro pagine come risultato. Ci scusiamo per eventuali disagi. Prendiamo sul serio le segnalazioni di abuso di DMCA e altri diritti d'autore. Abbiamo investito ingenti risorse nella creazione di un team dedicato che utilizza strumenti specializzati, sistemi e tecnologie per rivedere e gestire correttamente le comunicazioni della proprietà intellettuale. Questo sistema valuta una serie di fattori al momento di decidere come rispondere e, in molti casi, si richiede di fornire informazioni supplementari prima di poter agire. Come risultato di questi sforzi, la stragrande maggioranza dei bandi di proprietà intellettuale che riceviamo vengono gestiti senza incidenti. Naturalmente, nessun sistema è perfetto e siamo sempre impegnati a migliorare le nostre pratiche. Come tale continuiamo a perfezionare i nostri sistemi e procedure. "


Non sarebbe la prima volta che Facebook blocca pagine in seguito a diverse segnalazioni arrivate in merito alla violazione del diritto d'autore. Anche le pagine di Redmond Pie e Neowin, dopo essere state rimosse per alcune ore, sono state ripristinante con tanto di scuse da parte dei gestori della piattaforma. Nonostante le scuse e il rapido ripristino del servizio, c'è chi continua a sostenere che utilizzando questo form su Facebok basterebbe usare anche un indirizzo email fasullo per fare segnalazioni e chiudere pagine importanti in quanto Facebook non ne verificherebbe l'identità. Sulla pagina DMCA leggiamo: "Se sei un utente preoccupato per la rimozione dei tuoi contenuti, hai la possibilità di inviare una contronotifica. Puoi anche farlo rispondendo all'e-mail di notifica che hai ricevuto oppure in uno degli avvisi visualizzati nella parte superiore della tua home page". Ma a quanto pare non sempre è così e dunque chiunque potrebbe compilare un modulo con informazioni false per far scomparire una pagina di Facebook.

Agcom fissa norme sul diritto d'autore, punire i provider e non gli utenti

Si annunciano tempi duri per i siti che a vario titolo favoriscono la pirateria di musica e film: l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato, per la prima volta, un testo con norme per potenziare la tutela del copyright su internet, come richiesto dal decreto Romani sull'audiovisivo. L'intenzione di fondo del regolamento è già chiara: colpire con forza i siti ma non gli utenti internet.

Il Consiglio dell'Agcom ha approvato all'unanimità il nuovo testo sulla tutela del diritto d'autore, colpendo non i singoli utenti che scaricano illegalmente ma il gestore del sito che consente il download. L'idea al momento è colpire con forza i siti e i servizi che agevolano, a vario titolo, la pirateria. Ma non gli utenti, che quindi non dovrebbero subire sanzioni o disconnessioni da internet per mano dell'Autorità (a differenza di quanto avviene in Francia con le norme Hadopi). Si può trattare dell'opera vera e propria (musica, film, spettacoli, partite o altro), disponibile in download o in streaming, o anche di un semplice link o indicizzazione del file pirata presente su altri siti. L'Agcom diventerebbe garante del funzionamento di un sistema che prevede la richiesta di rimozione dei contenuti al gestore del sito o al fornitore del servizio di materiale illegale da parte del titolare del diritto o copyright, la segnalazione all'Autorità della mancata rimozione dei contenuti dopo 48 ore dalla richiesta, la verifica da parte dell'Autorità attraverso un breve contraddittorio con le parti e l'ordine di rimozione qualora risulti illegittima la pubblicazione di contenuti coperti da copyright. Se ciò non avviene entro cinque giorni, l'Autorità applica le sanzioni del comma 31 della legge 249 del 1997. L'Agcom ha previsto la rimozione selettiva nei casi in cui non tutti i contenuti del sito web violino il diritto d'autore e siano collocati sul territorio italiano. I siti che hanno il solo fine della diffusione di contenuti illeciti sotto il profilo del diritto d'autore o i cui server sono localizzati al di fuori dei confini nazionali, potrebbero andare incontro a due diversi scenari.


Uno consiste nella predisposizione di una lista di siti illegali da mettere a disposizione degli internet service provider. Il secondo nell'inibizione del nome di dominio del sito web, ovvero dell'indirizzo IP. Il presidente Corrado Calabrò ha spiegato che "le soluzioni che abbiamo previsto rappresentano una sintesi efficace tra le contrapposte esigenze di tutelare la libertà della rete e la titolarità dei contenuti". E ha assicurato che "non si prevede alcuna forma di controllo sugli utenti o di censura del web, come qualcuno temeva, ma l'Italia si colloca tra gli esempi più moderni e avanzati, facendo proprio l'approccio che considera il mercato unico digitale come la "quinta libertà" il cui sviluppo va considerato prioritario". "Agcom corregge la rotta sul diritto di autore". Lo dichiara il responsabile del forum comunicazioni del Partito Democratico, Paolo Gentiloni. "Dalle anticipazioni sembra infatti che la bozza di normativa assai punitiva, circolata fin qui, sia stata sostanzialmente corretta. E' positivo che Agcom abbia abbandonato l'idea di una velleitaria crociata contro il peer-to-peer per concentrarsi invece su misure concrete, sia nella repressione dei siti illegali (e non dei singoli utenti), sia nella promozione del downloading legale", prosegue il responsabile del forum comunicazioni del Pd. Applaude anche Enzo Mazza, presidente di Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana): "Lo sviluppo dei contenuti digitali sta vivendo in Italia un momento particolarmente delicato. E' quindi molto importante l'iniziativa di Agcom per contrastare i siti pirata sostenendo così la crescita dell'offerta legale". Il documento in formato .PDF è disponibile qui.

Lesione del diritto d'immagine, istruzioni per l'uso corretto su Internet


Per diritto all’immagine si intende, un diritto della persona a che la propria immagine non venga, divulgata, esposta o comunque pubblicata, senza il suo consenso e fuori dai casi previsti dalla legge. Il diritto d'immagine, trova un suo espresso riconoscimento, nell'art. 10 del codice civile che stabilisce l'obbligo del consenso del soggetto la cui immagine sia pubblicata e, in ogni caso, che la pubblicazione non ne offenda decoro e reputazione. Il fondamento costituzionale di tutela del diritto d'immagine è, invece, l'art. 2 della Costituzione che rappresenta, poi, il fondamento di tutela di tutti i diritti della personalità. 

In caso di pubblicazione dell'immagine al di fuori delle ipotesi legittimanti, al soggetto leso spetta il risarcimento del danno e quello alla cessazione del fatto lesivo. Questa, una definizione un po’ approssimativa di tale Diritto che merita un maggiore impegno interpretativo. Il Diritto all’immagine rientra nella categoria dei diritti della persona, visti come Diritti assoluti e riceventi una tutela giuridica ai sensi dell’art. 2043 C.C. Questa norma prevede una esposizione al risarcimento del danno a carico del soggetto che con un fatto doloso o colposo rechi ad altri un danno ingiusto. 

Questa disposizione normativa ha posto una tutela generalizzata a una categoria di diritti problematica, a causa della sua inerenza agli aspetti interiori della persona e non patrimoniali. Il diritto all’immagine è disciplinato dall’art. 10 c.c. il quale dispone: qualora l’immagine della persona o dei genitori,del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei suoi congiunti, l’Autorità Giudiziaria, su richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso salvo il risarcimento del danno. 

Dalla lettera della norma rileva un primo aspetto, particolarmente significativo; sembrerebbe che la pubblicazione dell’immagine o la sua esposizione sia possibile, liberamente fino a dove la legge lo consenta, ma questa prima lettura va opportunamente integrata con gli articoli 96 e 97 della L.633/’41, i quali si pongono tra loro nei termini di regola – eccezione. L’art.96 L. 633/’41 stabilisce che sia necessario il consenso del soggetto, la cui immagine venga esposta, riprodotta o messa in commercio e ammette la revoca del consenso da parte del soggetto interessato, introducendo così la principio del "consenso" che si integra con l’art. 10 c.c. 

L’art. 97 L. 633/’41 dispone, che si possa prescindere dal consenso, nei casi in cui ciò sia giustificato da motivi di, notorietà del personaggio ritratto, o dall’ufficio pubblico ricoperto, o dalla necessità di, giustizia, polizia, scopi scientifici, didattici, culturali, o quando la riproduzione sia collegata a fatti o avvenimenti, cerimonia di interesse pubblico o svoltosi in pubblico. La ratio giustificatrice della norma è chiara: in questi casi l’eccezione alla regola del consenso è motivata da esigenze superiori rispetto alla tutela del Diritto all’immagine, aventi parimenti fondamento nella Costituzione, ma considerato il principio del "bilanciamento degli interessi" in queste ipotesi prevalgono. 

La divulgazione di immagini raffiguranti personaggi pubblici, mostrano aspetti problematici soprattutto con riguardo alla tutela della "privacy", quando si trascende in raffigurazioni che poco o nulla hanno a che vedere con la dimensione pubblica del personaggio celebre e che guardano ad aspetti privati e intimi del soggetto ritratto. Secondo alcuni autori, la tutela della "pricacy" dovrebbe soccombere rispetto al diritto di cronaca, ogni qualvolta il personaggio famoso è a conoscenza che i luoghi da lui frequentati lo espongono a "fotoreporter", che ne captano e pubblicano fatti attinenti la vita privata dei vip (cd. Paparazzi). 

Ritornando ai problemi interpretativi posti dall’articolo 10 c.c. si evidenzia un ulteriore limite alla possibilità di divulgazione di immagine altrui, e cioè il rispetto del decoro e della reputazione del personaggio ritratto; entrambi i valori trovano riconoscimento costituzionale nell’art. 41 Cost., ed attengono alla dignità della persona, anche se la reputazione ha connotati obiettivi, in quanto si sostanzia nell’opinione di cui il soggetto gode nella società. Con riferimento, poi, alla questione dell'ammontare del risarcimento dovuto in caso di violazione del diritto d'immagine, la giurisprudenza ha fatto ricorso al criterio del prezzo del consenso o a quello equitativo di cui all'art. 2056 cc. 

Si riporta, di seguto, un brano della recente sentenza della Cassazione civile sez. III del 16 maggio 2008 n. 12433 che, con riferimento alla questione del risarcimento del danno per violazione dei diritti d'immagine connessi alla pubblicazione non consentita su mezzi di comunicazione di foto ha osservato come il risarcimento debba essere commisurato sulla base del presumibile prezzo del consenso e, ove questo manchi o sia di difficile accertamento, sulla base di una valutazione equitativa che tenga, però, conto degli utili conseguiti dal soggetto che commette l'illecito. 

"Il risarcimento dei danni patrimoniali consiste, pertanto, nel ritrasferire quei vantaggi dall'autore dell'illecito al titolare del diritto, e ad essi va commisurata l'entità della liquidazione (c.d. prezzo del consenso alla pubblicazione), se del caso determinandone l'importo in via equitativa, ai sensi dell'art. 2056 c.c.. Il principio non solo è stato più volte applicato dalla giurisprudenza di merito citata dal ricorrente, e talvolta anche da questa Corte (così, implicitamente, Cass. civ., Sez. 1^, 1^ dicembre 2004 n. 22513), ma è stato anche recepito nelle leggi, tramite la modificazione introdotta dal D.Lgs. n. 140 del 2006, art. 5, alla L. 22 aprile 1941, n. 633, art. 128, sulla protezione del diritto di autore, il cui comma 2, oggi dispone che il risarcimento dei danni conseguenti alla lesione dei diritti di utilizzazione economica deve essere quantificato ".... ai sensi dell'art. 2056 c.c., comma 2 anche tenuto conto degli utili realizzati in violazione del diritto......sulla base quanto meno dell'importo dei diritti che avrebbero dovuto essere riconosciuti, qualora l'autore della violazione avesse chiesto al titolare l'autorizzazione per l'utilizzazione del diritto". 

Il nuovo testo dell'art. 128, non era in vigore all'epoca dei fatti di cui è causa, ma recepisce un criterio interpretativo elaborato e più volte applicato anche in precedenza, di cui conferma la validità. E' indubbio che la quantificazione dei danni con riferimento al prezzo del consenso può risultare in molti casi tutt'altro che agevole: in particolare, qualora il soggetto leso non sia persona nota, alla cui immagine possa essere attribuito un valore economico oggettivamente determinabile. La liquidazione va compiuta, in tal caso, ai sensi dell'art. 2056 c.c., "con riferimento agli utili presumibilmente conseguiti dall'autore dell'illecito, in relazione alla diffusione del mezzo su cui la pubblicazione è avvenuta, alle finalità (pubblicitarie o d'altro genere) che esso intendeva perseguire, e ad ogni altra circostanza rilevante allo scopo". Fonte: Diritto.it